Packaging

Rouge comunicazione è una food brand agency specializzata nella realizzazione della comunicazione nel settore food. Ci occupiamo della realizzazione della strategia per il tuo brand, partendo dal brand design, passando per il packaging design e realizzando una strategia digitale toccando la SEO strategy e la social media strategy

A pochi giorni dal lancio su Amazon del nostro Compendio che analizza e mette a confronto le principali Private Label italiane, sfogliando GDO WEEK ho il piacere di ritrovare nell’articolo di Marina Bassi, tanti temi che la nostra pubblicazione tratta in modo approfondito.

L’articolo si propone di fare il punto della situazione sull’andamento della MDD, analizzando lo scenario emerso durante l’ultima edizione del Marca di Bologna il 18-19 gennaio u.s.

La Marca del Distributore nel 2022 è cresciuta in tutte le categorie merceologiche e in tutte le superfici di vendita, con una quota di mercato vicina al 21%, secondo quanto emerge dal 19° Rapporto sulla marca commerciale presentato da Gianmaria Marzoli Presidente IRI.

Crescono tutti i category, con particolare vivacità nel Petcare (quota 22,4%), nell’ortofrutta (35,1%) e nei freschi (29,3%), con numeri positivi in termini di Volumi.

Numeri positivi per le gamme mainstream (+9,8%), per le linee specialistiche (+14,2%) che il nostro Compendio tratta in modo diffuso fornendo spunti di riflessione e idee, per le linee Premium (+8,9% -dato in controtendenza rispetto al mercato in generale). Bene le linee di primo prezzo, mentre il mondo bio-eco segna l’unico dato negativo con un -1,6%.

Quali sono i Valori su cui si fonda il successo della MDD? La convenienza relativa rispetto alla qualità, l’innovazione, la segmentazione e la leadership. L’esigenza di attribuire alla propria Marca Commerciale un approccio strategico attraverso la Value Proposition Design e la segmentazione, temi centrali della nostra trattazione, si evidenziano negli intenti dei protagonisti della Grande Distribuzione intervistati.

Conad (quota 32,4%, +15%) evidenzia la forte fidelizzazione generata dai prodotti a marchio e nel 2023 si concentrerà sulle linee Premium Sapori e Dintorni (a cui si è già aggiunta la nuova Sapori e Idee) e sulla linea benessere Verso Natura. Selex (quota 28%, +10%) presenta la nuova grafica della linea ViviBene senza glutine; il Gruppo Vegé, con un +45% registrato sia dal marchio mainstream che dai brand dedicati a specifici segmenti, presenta la linea Pet Care Mucho Amor e dichiara che il 2023 sarà l’anno dedicato al Brand benessere Ohi Vita!; Carrefour Italia registra una quota del 30% e si concentra sui marchi Premium Terre d’Italia, Filiera Qualità e Carrefour bio; Despar, (quota 21,4, +1%) si concentra sul benessere con le composte di frutta light; CRAI presenta La Rosa dei Gusti che, con Piaceri Italiani, contraddistingue le linee Premium dell’insegna; infine Sigma (quota 22%, +10%) lavora sulla linea Gusto e Passione, rafforzando la partnership con SlowFood.

La capacità di fare segmentazione per guidare con efficacia il consumatore nella scelta della sua soluzione, diventa sempre più importante per il panorama delle Private Label italiane, oggi più che mai concentrate sull’attuazione di politiche di Branding capaci di conquistare la leadership in ogni categoria.

Se siete curiosi di scoprire il nostro Compendio IL FUTURO E’ DELLA MARCA DEL DISTRIBUTORE, lo trovate qui 

Qui sotto potete scaricare la VISUAL COMPARISON TABLE, parte integrante del primo Manuale di Marketing edito da rougecomunicazione.it dal titolo “Il futuro è della marca del Distributore”, disponibile su amazon.it in formato Kindle e scaricabile gratuitamente a partire da domani 5/1/23, fino a domenica 8/1/23.

La Visual Comparison Table evidenzia, in modo dettagliato quanto sintetico, l’offerta rappresentativa del panorama italiano del comparto Private Label, attraverso il confronto delle immagini dei packaging delle più importanti Insegne italiane.

Il confronto, suddiviso in base alle categories rappresentative dell’offerta e dei trend che trainano il Mercato Food Italia (prodotti base, prodotti bio, prodotti da filiera tracciata e controllata, prodotti equo e solidali, prodotti etnici, prodotti tipici e premium, prodotti benessere, prodotti vegetali, ready to eat, pet food, baby food, prodotti convenience) fornisce un immediato colpo d’occhio sulla strategia di comunicazione applicata al packaging delle Insegne protagoniste di questa indagine (Bennet, Carrefour Italia, Conad, Coop Italia, Crai, Despar, Esselunga, Lidl Italia, Pam Panorama, Vegé e Selex) e sull’efficacia di ciascuna Strategia nel sfruttare al meglio questo prezioso touch point per comunicare Value Proposition e profondità di assortimento.

Le modalità di attribuzione dei punteggi assegnati alle Insegne per ogni criterio di valutazione, sono disponibili al fondo della nostra Pubblicazione. Qui troverete, oltre agli interessanti cenni storici e ai dati di mercato aggiornati a settembre 22, l’analisi dettagliata e commentata, category per category, Insegna per Insegna.

Buona lettura e grazie.

Pochissime BIG COMPANY detengono quasi il 60% del giro di affari. Tantissime MICRO e SMALL Company si spartiscono il restante 40%

I grandi Brand si affidano a grandi agenzie, è ovvio. Big for Big. Small for Small. Funziona così ed ha senso: i Big Brand hanno esigenze che possono essere soddisfatte da realtà strutturate, in grado di affrontare grandi progetti di comunicazione e gestire grandi budget. Le grandi agenzie possono contare sui migliori talenti, su squadre ben equipaggiate, ruoli ben definiti. Offrono la garanzia di un Portfolio altamente referenziante e le Case-History raccontano molto bene grandi progetti.
Questi concetti sono validi non solo per il mercato della comunicazione, ma per qualsiasi mercato. L’esperienza insegna che è sempre più saggio scegliere partner alla propria portata, sia in termini economici che di obiettivi condivisi.
Ecco perché una piccola azienda non si avvicina facilmente ad una grande agenzia ed una grande azienda fatica a prendere in considerazione una piccola agenzia.

DATI “IL MERCATO DEL LAVORO NEL SETTORE DELLA COMUNICAZIONE ITALIANA – Secondo Rapporto Italiano 2021”.


La stragrande maggioranza delle Imprese di Comunicazione Italiane ha piccole o piccolissime dimensioni:

• quasi il 54% circa ha meno di 3 dipendenti,
• il 45% circa conta da 3 a 5 dipendenti,
• meno dell’1% è rappresentato dalle realtà di medie e grandi dimensioni, con più di 50 dipendenti

E quel MENO DELL’1% produce il 57% del fatturato complessivo.

La suddivisione per fasce di fatturato
• 37% di Micro Imprese, con un fatturato inferiore a 1 Mil di €
• 50% di Piccole Imprese, on un fatturato da 1 a 10 Mil di €
• 6% di Medie Imprese, con un fatturato da 10 a 40 Mil di €
• 7% di Grandi imprese, con un fatturato superiore ai 40 Mil di €

I principali highlights della ricerca
Milano si conferma la capitale della Comunicazione con oltre il 50% delle imprese del campione
• Il mercato della comunicazione impiega il 31,9% in più di giovani tra i 15-34 anni rispetto alla media nazionale. Più del 53% della forza lavoro impiegata è in questa fascia di età.
• 67,79% delle Società rispondenti dichiara di aver fatto ricorso nel 2020 alla Cassa Integrazione Covid (CIG-COVID), segno della riduzione del giro d’affari durante la Pandemia. Un’azienda su 5 (20%) dichiara una perdita non ancora recuperata.
• il 25% degli intervistati dichiara che per effetto della Pandemia si è resa necessaria la rapida moltiplicazione del servizi offerti, concentrati in gran parte in ambito digitale: 80% in area Social Media Management è 53% nella creazione di competenze SEO.
• IL 48,5% dichiara un incremento nel n° di clienti per effetto della Pandemia a cui non corrispondo una crescita di fatturato (se non per un esiguo 6%)
• Le figure professionali più ricercate sono le seguenti: 42% progettazione e gestione di piattaforme digitali (37% gestione Social Media, 31,5% ottimizzazione SEO e SEM, 31,5% analisi dei dati). Le competenze di grafica e design e accounting rappresentano il 27% delle richieste, mentre il 20% delle società ricerca profili di produzione audio/video.

II mercato è destinato a rimanere nelle mani dei Big della comunicazione, grandi gruppi che con il loro esiguo 13% in termini di numerica rappresentano quasi il 60% del giro d’affari?


Considerate le premesse si direbbe proprio di si.

Il tessuto economico del Paese è rappresentato da MICRO Imprese e PMI, in tutti i settori, il che spiega come quasi il 90% delle Società di comunicazione appartengano alla medesima fascia di grandezza e fatturato.
Il mercato alimentare italiano fin dagli anni 70 è caratterizzato dalla vendita di aziende e marchi storici a grandi multinazionali (Unilever, Kraft, Procter&Gamble, Nestlé, etc), così i grandi brand, i big spender, sono in mano alle grandi multinazionali che si rivolgono ai loro pari per Comunicare.

La nostra Agenzia di Comunicazione è una micro impresa che lavora esclusivamente per il mercato Food&Beverage. La specializzazione è molto importante secondo noi, per efficacia e competitività: la profonda conoscenza del mercato food&beverage e delle sue logiche, significa meccanismi di analisi e valutazione rodati e una rete di partnership consolidate negli anni, che velocizzano e accrescono la qualità del lavoro.

Siamo giusti per le imprese che cercano partner capaci di trovare soluzioni efficaci a fronte di budget tutt’altro che straordinari, abbiamo fame di crescere e questa è la caratteristica che il grande Steve Jobs definiva come motore della creatività. Una creatività mai avulsa dalla strategia, dalla ricerca di un posizionamento chiaro e solido, spesso rintracciato al di là della consapevolezza e della chiarezza di obiettivi a disposizione del nostro Cliente.
Poche delle realtà come la nostra riusciranno nell’intento della scalata alla crescita vera e consolidata, eppure questo tessuto di micro imprese della comunicazione è costituito da talenti veri che sanno lavorare, sanno prendere per mano un piccolo brand e farne qualcosa di più grande e conosciuto.

La competenza in area strategica è un aspetto dal quale non possiamo prescindere se vogliamo restare sul mercato.
La qualità in termini di comunicazione e design deve eguagliare quella dei Big se vogliamo restare sul mercato.
La flessibilità è senza dubbio più ampia a fronte di una debolezza sul piano strutturale.

Le big Companies dovrebbero sfruttare di più e meglio il tessuto della Micro-Impresa di Comunicazione, affidando i piccoli progetti che per le grandi Agenzie rappresentano un semplice corollario di servizio (o una rottura di scatole?), e che in questi ambiti verrebbero gestiti come “tesori”, con un notevole incremento della qualità del piccolo dettaglio ed un notevole risparmio in termini di spesa. Alcune, ma sono rare, lo fanno.
Un esempio su tutti è Ferrero che da sempre seleziona tra le Piccole Agenzie di Comunicazione una serie di partner affidabili che da questa collaborazione traggono un grande vantaggio, in termini di visibilità per effetto del moltiplicare di fiducia da parte di altri Brand, oltreché economico.

Rougecomunicazione è l’agenzia di:
food marketing, food digital marketing, comunicazione food btl e food packaging
a servizio delle aziende alimentari italiane.

Analisi comparativa ALPRO/OATLY, marche leader nel segmento Bevande Vegetali. 

Conosco il mondo delle Bevande Vegetali da più di trent’anni, quando il “latte” di soia era ancora davvero per pochissimi. Ho avuto la possibilità di osservare l’evoluzione di questo segmento dai primi anni ’90 quando le bevande vegetali (all’epoca si parlava di soia e al massimo di riso) erano appannaggio del mercato biologico specializzato.

Il Valore

Negli ultimi 10 anni i consumi sono letteralmente esplosi, così come gli assortimenti e l’ampia gamma di Marche disponibili sugli scaffali del Largo Consumo.

Non è di numeri che voglio parlare oggi, bensì di approccio alla comunicazione, mettendo a confronto due big: il marchio Alpro acquisito dal Gruppo Danone e il marchio Svedese OATLY che, grazie al successo planetario delle sue campagne di Marketing irriverenti e provocatorie, è cresciuto esponenzialmente fino a quotarsi alla Borsa di NewYork.

La normativa

Sappiamo che, stando alla normativa in vigore fin dagli esordi di questo “nuova” categoria, le bevande vegetali non possono essere chiamate latte, né i derivati con nomi ad esso correlati, come burro, formaggio o yogurt. L’emendamento 171 promosso dal Parlamento Europeo, che a maggio dello scorso anno ha (fortunatamente a mio parere) fatto marcia indietro, prevedeva ulteriori restrizioni, vietando qualsiasi “evocazione” del latte vaccino.
Ciò avrebbe comportato un impatto fortissimo sulle strategie di comunicazione delle marche di Bevande vegetali: l’impossibilità di utilizzare visual di prodotto, di fare riferimento a caratteristiche di consistenza (es. cremosità)  o sapore (es. dolcezza) che potessero in qualche modo essere evocative del latte vaccino, nessun confronto sull’impatto climatico (che pur esiste), fino alla ricerca di nuove forme e colori per gli imballaggi (tipico tetrapack o bottiglia di plastica)

Veniamo al punto: la comunicazione moderna dei Big cerca di “smarcarsi” dalla normativa.

Alpro

sceglie la strada più dirompente (e rischiosa) direttamente sul packaging, costruendo intorno al trucchetto che consente di leggere LATTE senza scrivere propriamente LATTE, ma

LAT*E → * la seconda T è la goccia di latte.

L’approccio è scherzoso, ironico.
“SHHH te lo sussurro all’orecchio, questo NON È LAT*E ma una bevanda 100% VEGETALE al GUSTO LATTE”.

Anomala a mio avviso l’informazione “GUSTO LATTE” nel senso che c’è un aroma che conferisce il gusto latte? Perché la bevanda di Avena di solito non sa di latte…
La lista ingredienti infatti non riporta alcun aroma.

Eccola:
Ingredienti: preparazione di avena (acqua, avena (8,7%), fibra di radice di cicoria, olio di girasole, carbonato di calcio , sale marino, stabilizzante (gomma di gellano), vitamine (B2, B12, D2), senza latte e derivati del latte.

CLASSICO → che sta per ricetta base che lo distingue dalla proposta LIGHT

In fondo:
AVENA – Naturalmente senza Lattosio → nel senso che l’avena non lo contiene naturalmente

Infine: le calorie per 100 ml

OAT-LY!

Sceglie un approccio più soft sul packaging. Il design è essenziale.

Sopra il Marchio THE ORIGINAL (io ci credo perché è la prima Bevanda di Avena che ho incontrato nella mia lunga storia professionale nel mondo BIO)

OAT DRINK è il nome del prodotto, in italiano BEVANDA DI AVENA

E poi entra in gioco l’approccio ironico e irriverente delle Campagne advertising che analizzeremo dopo:
No milk, no soy, no… eh whatever → Niente latte, niente soia, niente… eh qualunque cosa.

Ingredienti: Acqua, Avena, Olio di colza, Carbonato di Calcio, Fosfato di Calcio, Sale marino, Eccipienti ( Vitamina D2, Riboflavina , Vitamina B12 ), Ioduro di Potassio. Senza latte.

CLIMATE FOOTPRINT/impronta climatica: 0,31 KG Co2/KG → Evidenzia l’impronta climatica, ossia l’impatto ambientale per la produzione di 1Kg di Bevanda di Avena.
Sarà tanto? Sarà poco? Si presume che sia “contenuta”, ma purtroppo non possiamo saperlo con certezza e quindi scegliere consapevolmente, perché sugli altri alimenti questa informazione non c’è.

Riporto in questo caso anche il contenuto del laterale, perché si tratta di una delle Campagne Advertising che OATLY ha sviluppato negli ultimi anni e perché è direttamente collegata all’indicazione dell’impronta climatica.

“Hey food industry! Mostraci i tuoi numeri.”
L’industria alimentare genera circa un terzo dell’impatto climatico totale creato dall’uomo nel mondo. Ma come puoi iniziare a fare scelte più sostenibili quando è quasi impossibile scoprire l’impatto che i diversi alimenti hanno sul pianeta?
Beh, non puoi, il che ovviamente è qualcosa che deve cambiare. Ma se hai intenzione di chiedere che l’intera industria alimentare inizi a mostrare l’impatto sul clima dei suoi prodotti, probabilmente dovresti iniziare a farlo tu, giusto? E l’abbiamo fatto. Fai clic qui per la lunga storia del calcolo dell’impatto climatico (e ottieni più materiale tecnico e numerico di quanto probabilmente avresti mai desiderato). La storia breve è che, in Europa, ora puoi trovare i nostri numeri di CO2 e sul retro della nostra confezione o sul nostro sito Web e confrontarli facilmente con quelli di altri prodotti prima di decidere cosa acquistare.

Aspetta, abbiamo detto “facilmente”? Bene, l’unico problema con tutti questi numeri è che non dicono molto finché non c’è nulla con cui confrontarli. Ed è proprio qui che è entrata in scena la campagna, con un chiaro messaggio in tutta Europa: “Hey food industry! Mostraci i tuoi numeri.”

Le campagne OATLY più irriverenti, dirompenti e divertenti (anche se non le consiglierei proprio tali e quali 😊)

Conosciuto per il suo approccio guerrigliero alla pubblicità e per il packaging sfacciato e ironico, Oatly è un marchio che adotta un approccio più che audace al marketing.
Dalla pubblicazione completa della causa contro lo slogan “Latte, ma fatto per gli esseri umani” in Svezia, fino al lancio di una campagna pubblicitaria a livello europeo chiamata “Are You Stupid?” a sostegno della petizione contro l’emendamento 171, il tono irriverente di Oatly ha conquistato i consumatori con un successo straordinario.

Il successo delle Campagne di Marketing e Comunicazione non ha reso il marchio immune da rischi, errori e polemiche. Quando nel 2020 la Società decise di vendere quote a Blackstone Group, società accusata di finanziare le imprese che contribuiscono alla deforestazione in Amazzonia e alla costruzione di strade nella giungla per favorire il trasporto e l’esportazione della soia, Oatly ha dovuto affrontare l’ira dei consumatori sui social media

Vediamo alcuni esempi di campagne:

Conclusioni

Da professionista del marketing e della pubblicità non posso che guardare con divertita ammirazione alle Campagne pubblicitarie che abbiamo condiviso, anche se non le consiglierei con questo approccio a nessuno dei nostri Clienti.

La considerazione però è un’altra. Da una parte ALPRO utilizza un trucco simpatico e sorprendente anche, ma in questo modo il packaging, a mio parere, non solo non rispetta la normativa, ma può generare confusione nel consumatore stanco e distratto.
Il carattere tipografico gigantesco della scritta LAT*E rispetto alle altre indicazioni presenti sul facing ottiene l’obiettivo (leggo latte ma non c’è scritto latte), ma può confondere, soprattutto i consumatori più fragili.

OATLY utilizza sul pack un approccio più prudente e trasparente, chiamando il prodotto con il suo nome: BEVANDA DI AVENA. Poi ironizza con la frasetta “Niente latte, niente soia, niente… eh qualunque cosa”, ma qui le dimensioni della tipografia, sempre a parer mio, non possono creare confusione.

Il suo messaggio ed il suo impegno nel confronto con le lobby lattiero-casearie si concentra sulle campagne, attraverso una miriade di touch point, digitali e fisici. Urlando WOW NO COW! (Wow non è mucca!), veicolando un messaggio che riguarda la salute del nostro Pianeta e (questo mi piace molto) prendendo per prima l’impegno di segnalare sul pack l’incidenza del prodotto sull’impatto climatico.

Non sono esperta, ma credo che se lo hanno fatto loro, sia un obiettivo raggiungibile almeno dalle aziende con le medesime dimensioni e possibilità di investimento.

Il mio parere personale è che non bisogna demonizzare alcun alimento, ma puntare alla consapevolezza del consumatore attraverso un approccio trasparente, che lo metta in condizione di fare la scelta che ritiene migliore per sé stesso.

Quando il legislatore Europeo prenderà finalmente atto di un mercato alimentare che evolve in continuazione in base alle nuove esigenze di consumo, i Brand non sentiranno più il bisogno di usare trucchi. Il consumo di “Bevande Vegetali” è in crescita e i numeri dicono che la domanda oggi non riguarda più solo gli intolleranti al lattosio, i vegetariani, i vegani. Un’ampia fascia di pubblico sceglie di ridurre il consumo di latte vaccino, alcuni lo hanno eliminato, altri lo alternano alle “bevande vegetali” che si prestano alle medesime modalità di consumo del latte (di mucca, capra, pecora, etc).

ORIGINALE

ROUGE

ORIGINALE

ROUGE

Partiamo da qui. Di cosa stiamo parlando? Di bevande che si prestano ai medesimi usi e consumi del Latte Vaccino. E allora, chiamiamole LATTE VEGETALE DI …. Soia, Riso, Avena…..
Il posizionamento a scaffale è di fianco al latte Vaccino, che cosa suggerisce questa collocazione al consumatore?
E allora, se sullo scaffale trovassimo confezioni come quelle che vedete qui sotto, affiancate a quelle di latte di mucca, chi potrebbe confondersi?

La soluzione è adeguare la normativa, nel solo interesse del consumatore.

rebrand immagine della scritta su un tavolo con altri fogli

Due nuove Vetrine Web, ma prima di tutto due STRATEGIE DI POSIZIONAMENTO e due BRAND IDENTITY, costruite per il grande rilancio post-lockdown.

Il mondo Ho.re.ca. ha vissuto un periodo molto duro, fatto di chiusure forzate, zero incassi e costi fissi invariati. Solo chi ha saputo reinventarsi a tempo record, spostando il proprio focus dal consumo in loco al delivery è riuscito a sopravvivere.

Aggiungo: ce l’ha fatta chi ha sempre lavorato per la QUALITÀ a tutto tondo: dagli ingredienti, alla cucina, al servizio.

Vi presentiamo i nuovi siti Vetrina realizzati per la Pizzeria DuePuntoZero a Rivoli (Torino) e per il Ristorante Io&Luna nel Roero.

Due mondi, due approcci completamente diversi di fare ristorazione, accomunati dalla dal grande expertise del front-man, dalla sua curiosità, dalla passione per l’alta qualità e l’innovazione, che permette di proporre sapori sempre nuovi, reinterpretando in chiave moderna quelli che appartengono alla nostra grande tradizione gastronomica.

DUEPUNTOZERO
Esploratori di gusto, dal 1996

Abbiamo lavorato per un cambiamento profondo, strategico, che investe la proposta di valore e l’offerta del Marchio-Insegna.

logo pizzeria prima e dopo il nostro intervento di redesign

L’ANALISI INTERNA: cosa, ma soprattutto come. Con l’aiuto del cliente, abbiamo individuato il cuore della proposta di Valore di questa storica Pizzeria di Rivoli (TO)

  • I quasi trent’anni di storia, che significano esperienza consolidata, lo spirito di innovazione e l’inesauribile curiosità di Maurizio e Diego, fondatori e attuali titolari, che si traduce in continua ricerca di nuovi ingredienti, nuovi abbinamenti e nuovi sapori.
  • La sensibilità verso le nuove esigenze di consumo, prima fra tutte il senza glutine poi il vegetariano, il vegano.
  • La passione, la creatività e l’expertise di Maurizio, per tutti Cippo, per gli impasti a lievitazione naturale a base di farine di alta qualità nutrizionale, ottenute da cereali differenti. Il suo talento nell’ottenere impasti elastici e leggeri partendo da farina di frumento integrale o tipo 2, dal mix dei 9 cereali, dal khorasan Kamut®.
  • La proposta Senza Glutine, area e cuoco dedicati e garantiti dalla Spiga Barrata AIC, rappresentano il fiore all’occhiello di questo locale che prepara pizze gluten-free talmente buone che chi le assaggia scopre che “di meno hanno proprio solo il glutine” (parola di cliente!).
  • L’attenzione alla qualità di ogni singolo ingrediente, alla stagionalità dei freschi e la conoscenza di tutto il mondo proteico vegetale, che permette di creare topping esclusivi da leccarsi i baffi, ideali per vegetariani e vegani, ma sfiziosi per tutti.

L’analisi strategica e “local”, ci ha portati a definire un rebranding totale ed evolutivo, capace di valorizzare l’attuale proposta del cliente, riposizionando la Marca attraverso l’ideazione del nuovo posizionamento che trova espressione nella tag-line del marchio-insegna: Esploratori di gusto dal 1996.

Da qui, a cascata, tutta l’immagine ha preso vita: il nuovo Marchio, lo storytelling del Sito, la direzione creativa degli scatti, la nuova insegna e gli strumenti punto vendita coordinati.

IL RISULTATO? Duepuntozero

Andate a curiosare e se siete in zona, non perdete l’occasione di regalarvi l’emozione di una pizza davvero esclusiva.

IO E LUNA
Davide Odore

Abbiamo lavorato per un nuova strategia di posizionamento, per elevare la proposta di Valore con un approccio mirato alla premiumness, senza allontanare i clienti storici. La notorietà del Ristorante IO&LUNA era già consolidata ed importante, il nuovo posizionamento deve consolidare la fiducia già acquisita e conquistare nuovi clienti in target.

Quando abbiamo conosciuto Davide, la sua Luna era rossa e ruotata di 180°.
Il suo ristorante, un gioiello incastonato nelle colline del Roero, sprigionava profumo di tradizione, mentre lo sguardo vivace di Davide suggeriva la sua curiosità, la voglia di innovare, stupire e convincere con la sola forza dell’esperienza,  del duro lavoro e della massima qualità espressa dagli ingredienti, dell’accoglienza e dal servizio.

Il sito vetrina di allora sapeva di rustico, di ottima trattoria nelle Langhe, mentre la raffinatezza dei piatti a Menù, la splendida terrazza affacciata nel verde delle colline del Roero, la mise en place, la pregiata selezione di Vini, l’ambiente, la musica, i profumi e l’accoglienza… ogni dettaglio sapeva di Ristorante di Alto Livello.

L’ e-shop evidenziava un’offerta confusa attraverso immagini di prodotto “casalinghe”.

“Abbiamo individuato immediatamente gap di posizionamento.”

L’ANALISI INTERNA: cosa, ma soprattutto come.
Con l’aiuto di Davide e del suo Staff, abbiamo individuato il cuore della proposta di Valore di questo rinomato Ristorante del Roero.

I Vantaggi Competitivi che tracciano il nuovo posizionamento

  • le origini: IO E LUNA nasce da un’Antica Osteria restaurata e trasformata in un Ristorante intimo ed accogliente, immerso nella campagna, tra vigneti e frutteti.
  • Davide è il titolare di IO E LUNA ed è Lo Chef che con grande determinazione e talento ha trasformato il suo sogno di bambino in una realtà magica, dove il cibo è emozione per gli occhi ed il palato, esattamente come la location che ha costruito: splendide sale, elegante e raffinata veranda dalla quale tutto l’anno è possibile ammirare uno spettacolo mozzafiato, terrazza panoramica sospesa tra terra e cielo, dove gli ospiti si sentono parte del magnifico spettacolo della Natura.
  • La cucina. Il talento di Davide è quello di creare piatti ricercati e sofisticati con ingredienti di una semplicità assoluta. Le sue portate incantano gli occhi, esaltano il palato e sono un toccasana per lo spirito.
  • La vasocottura: è la tecnica che Davide ha scelto per mantenere intatti i profumi e gli aromi dei suoi piatti, affinché si sprigionino in tutta la loro ricchezza ed equilibrata armonia al momento dell’apertura del vasetto. In questo modo le ricette di Davide arrivano fino a casa e le sue preparazioni sono acquistabili al Ristorante o su e-shop.
  • Nel laboratorio dedicato, la creatività si mescola alla tradizione e al culto della bellezza: qui la Pasticceria diventa arte. Torte e “bignole mignon”, tipicamente Piemontesi, fanno bella mostra in vetrina ogni giorno, piccoli gioielli di perfezione che sprigionano sapori sublimi. L’arte di Davide si esprime anche nella lievitazione naturale, così il piccolo laboratorio sforna dolci lievitati per le ricorrenze e non solo. Tutti i prodotti firmati dallo Chef sono acquistabili al Ristorante o attraverso l’e-shop.
  • L’orto e il giardino aromatico riempiono gli occhi e le narici di una magnifica varietà di colori, profumi e sapori, gli stessi che sprigionano dai piatti di Davide. L’orto è il regno di Simone che coltiva con passione una ricca varietà di ortaggi e di germogli, costuditi nella piccola serra.
  • La cantina è un fiore all’occhiello, con oltre 500 etichette di Vini pregiati. La selezione privilegia Piemonte e Roero e spazia tra le migliori etichette Italiane e internazionali.

Come sempre, dalla strategia ha preso vita la nuova immagine del sito vetrina e dell’e-shop: nuovo Marchio firmato Davide Odore (importante è la firma come tag-line, perché suggella l’inscindibile sodalizio tra proprietà e Chef), nuovi colori, nuovo storytelling e direzione creativa degli scatti fotografici attraverso i quali abbiamo raccontato i piatti principali che definiscono lo stile Davide Odore, i suoi dolci, i lievitati e le vasocotture. E poi il ristorante, l’orto e la cantina.

La nuova organizzazione dell’e-shop per category, rende più semplice comprendere le proposte in vendita anche a colore che acquistano da lontano e non conoscono personalmente lo Chef ed il suo Ristorante.

IL RISULTATO? Io e Luna

Andate a curiosare se vi va. L’unico rischio che correte è quello di rimanere ammaliati dal fascino di IO E LUNA e del Suo Chef.

Rougecomunicazione.it crea siti web, basati su  posizionamenti solidi e brand identity di valore, come solo una Agenzia specializzata in Food Marketing e Comunicazione Food è in grado di fare.

Vi è piaciuto questo articolo? Consigliatelo!

rougecomunicazione.it
crea siti web, basati su  posizionamenti solidi e brand identity di valore, come solo una Agenzia specializzata in Food Marketing e Comunicazione Food è in grado di fare.

Vi è piaciuto questo articolo? Consigliatelo!

La gastronomia piemontese, dal 1969. 

Prendersi cura di un marchio, o meglio ancora di una famiglia che da tre generazioni valorizza il patrimonio gastronomico piemontese, è stata una bella sfida.

Analisi

L’analisi dei fattori interni ha riguardato l’assortimento, la suddivisione per category e le caratteristiche distintive dell’offerta, i Valori aziendali e l’identità del Brand super consolidata. L’analisi esterna ci ha consentito di individuare i principali Competitors, di visualizzarli nel Banco Gastronomia e nei frigoriferi del libero servizio in tutte le Insegne dove il marchio Belmonte è presente, prendendo in esame i differenti format per superficie.
Abbiamo così rilevato gli assortimenti, il posizionamento di prezzo, le tipologie di supporto packaging e l’approccio alla Comunicazione di Brand e Prodotto, così come l’eventuale presenza di strumenti di comunicazione sul punto vendita.

Strategia e studio del nuovo posizionamento del brand

Lo studio dei dati ci ha permesso di individuare:
1. l’attuale Posizionamento del Brand verso la Concorrenza;
2. Lo Studio del Nuovo Posizionamento desiderato da Belmonte e confermato dall’Analisi, la Strategia di Comunicazione e le Azioni che passo porteranno il marchio Belmonte a raggiungere la posizione individuata.

In questa prima fase del nuovo corso, abbiamo proposto lo Studio di Redesign del marchio, attraverso un’esplorativa dettagliata che evolve dalla proposta più conservativa a quella che avremmo creato oggi, se ci fossimo occupati di un progetto nuovo.

Il nostro consiglio, che la Società ha accolto, è stato quello di ragionare solo sulle proposte di fascia media, tese a conservare, migliorando visibilità e leggibilità, attraverso un approccio moderno, semplice ed incisivo, che ci ha permesso di valorizzare la storicità del marchio con l’aggiunta della tag line “gastronomia dal 1969”

Il packaging

Premessa e punto di forza della Marca è la massima freschezza del prodotto consegnato quotidianamente e direttamente su ciascun punto vendita e cucinato “on demand” ovvero sull’ordinato del giorno. Zero scorte.
Questo sistema di produzione necessita della personalizzazione just in time delle informazioni presenti su ogni singola etichetta, attraverso l’utilizzo di una Base neutra da personalizzare in linea in fase di confezionamento del singolo prodotto.
Ecco perché il nostro intervento di attualizzazione si è concentrato esclusivamente sul rafforzamento della presenza del Brand e su una leggera operazione di “pulizia e semplificazione”, mantenendo invariata la copertura della vaschetta per lasciare in trasparenza l’appetite appeal del prodotto, perché con Belmonte la freschezza ha un sapore unico!

La costruzione della Brand Identity generale (identità del marchio) ci ha permesso di ridefinire completamente lo story-telling del marchio Belmonte per poi di declinarlo in modo coerente, su tutti gli strumenti di comunicazione realizzati.

Il messaggio scelto per veicolare il nuovo posizionamento è “La freschezza ha un sapore unico”

che racchiude tutta l’expertise Belmonte e costituisce il vero punto di forza della Marca:
proporre un prodotto secondo il modello “just in time”, sempre fresco perché lavorato solo su ordinazione, entro 24H.

Il racconto parte sempre da qui e il messaggio-chiave campeggia su tutti gli strumenti realizzati assumendo il ruolo di Head-line che introduce il racconto per poi svilupparlo in chiave tecnica e commerciale nello strumento B2B ed in chiave più advertising e colloquiale negli strumenti B2C.

La Comunicazione B2B: il nuovo Folder Vendite

È lo strumento che la Società di ha chiesto di ragionare a supporto del Team Commerciale.

Strumenti punto vendita B2C

La Marca, presente nelle migliori insegne della GDO Nord-Ovest necessitava di una valorizzazione strategica e di maggiore impatto all’interno del suo più importante touch-point, lo Store.
Abbiamo quindi proposto, studiato e realizzato una serie di strumenti che hanno l’obiettivo di catturare l’attenzione del consumatore accendendo i riflettori sulla Marca e sul Prodotto proprio là dove esso è esposto, ossia nel frigo vasca per il libero servizio e nel Banco Gastronomia per lo sfuso.
Facendo come sempre attenzione al rapporto costo/beneficio e agli spazi che ogni strumento richiede al punto vendita di mettere a disposizione, abbiamo realizzato:

i pieghevoli ed il Display consumer che rafforzano il concetto di Freschezza in modo molto incisivo attraverso la contrapposizione 100% freschezza – 0% conservanti aggiunti e le Cartoline Consumer che suggeriscono gli abbinamenti dei piatti e le occasioni di consumo. Tutti questi strumenti sono compatti e leggeri e possono essere utilizzati sia sul Banco Gastronomia che sulle superfici piane dei banchi frigo, ove presenti.

Gli strumenti a supporto delle Promotion-in-store

Il totem e il banchetto, unitamente agli strumenti già descritti, supportano l’attività della Promoter dando visibilità all’iniziativa promozionale e comunicando tutti i messaggi chiave del nuovo Posizionamento.

Immagine coordinata

L’ identità della Marca si rafforza, tutto è coordinato e il messaggio è chiaro: 

Belmonte, Gastronomia piemontese dal 1969 è storia, è freschezza, è praticità
e appetite-appeal.

Mai come di questi tempi è importante raccontare storie di successo.

Ispirarsi a chi ce la fa, in poco tempo e bene.

A ben guardare di storie di successo ce ne sono e non sono neanche poche, ma qual è il denominatore comune del successo di queste imprese?

Per rispondere a questa domanda, partiamo da un esempio concreto; abbiamo scelto Babaco Market, la start-up digitale, nata a maggio 2020 (nel boom della pandemia) che in meno di due anni è già a impresa digitale di successo.

Francesco Giberti, Amministratore Delegato dell’azienda, intervistato da SOLE 24 ORE per il podcast Stories di successo (che ascolto sempre con grande interesse perché è un’iniezione di ottimismo e fiducia) racconta come è nata l’idea e come funziona l’e-commerce della frutta e verdura salvate dallo spreco, che sostiene gli agricoltori e porta sulle tavole prodotti di stagione freschi e buoni che a causa di piccoli difetti estetici (di buccia, forma o misura) non vengono accettati dai canali tradizionali, come i Supermercati.

Il successo è decretato dai numeri: 140 tonnellate di frutta e verdura salvate dallo spreco in un anno, più di 2.000 utenti attivi, più di 20.000 consegne, più di 40 comuni serviti, con un tasso di crescita che si esprime in un +30% in termini di numero utenti e +54% in termini di ordini e fatturato, su base media mensile.

Proviamo a capire. Perché funziona?

Conoscere il mercato di riferimento e saper cogliere i trend

Sappiamo che la Pandemia ha accelerato gli acquisti on-line anche nel comparto alimentare. Sappiamo che il delivery continua a crescere in tutti i comparti e in special modo nel food-delivery.

Sappiamo che l’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e della lotta allo spreco sono un’esigenza concreta e urgente che rappresenta un trend in forte crescita, grazie alla sempre maggiore sensibilità del grande pubblico. Lo stesso si può dire per la qualità del cibo (intesa come genuinità), l’origine (meglio se Italia), le filiere corte (meglio se tracciate dal campo alla tavola). La citiamo per ultima, ma non meno importante: l’attenzione al prezzo.

Stiamo parlando di un e-commerce che propone: frutta e verdura di stagione, 100% Italiana, di forma e tipologia originali, che puoi ricevere una volta alla settimana o due volte al mese sottoscrivendo un abbonamento (tipo Netflix o Spotify), risparmiando il 30% e stando comodamente a casa tua.

Sembra il perfetto mix dei trend più forti del momento. Basta dunque annusare il mercato e saper cogliere tutti i trend per avere successo? Sarebbe fantastico, ma non basta.

Le buone idee sono soltanto buone idee senza strategia.

Occorrono altri ingredienti, per la precisione 3, tutti ugualmente fondamentali:

le persone: il team, motivato, affiatato e skillato. Il team non è solo quello interno all’azienda, ma si compone di tutti i professionisti che possono sostenerla nella creazione e nella crescita.

idee chiare, che si traducono in: una strategia di marketing capace di individuare nella giusta value proposition il posizionamento vincente; una strategia di comunicazione in grado di tradurlo in identità di marca forte e chiara, che con pochi e semplici elementi è capace di far arrivare al consumatore target (o buyer personas) i vantaggi che fanno la differenza tra la tua proposta e i miliardi di altre proposte simili alla tua.

capitali: meglio se da investitori privati, fondi di investimento o crowdfunding

Ecco gli ingredienti o fattori del successo.

Come abbiamo già detto, ognuno di essi ha lo stesso peso specifico. Nel nostro elenco però, non a caso, abbiamo citato prima di tutto le persone, perché da queste, dalla loro intraprendenza, positività e capacità, possono dipendere gli altri due fattori.

Strateging© è il nostro metodo di Studio del Packaging Design che permette di applicare gli strumenti del Marketing Strategico alla creazione del Packaging.

È una tecnica di Marketing messa a punto per lo sviluppo della confezione, con l’obiettivo di individuare il Posizionamento del Prodotto attraverso gli elementi che lo differenziano da tutti gli altri prodotti della sua categoria nel mercato di riferimento.

Il metodo è stato elaborato sulla scorta della profonda conoscenza del Mercato Food&Beverage Italiano del nostro Fondatore, che ha al suo attivo 25 anni di carriera nel Marketing di Aziende di Food Italiane e importanti Agenzie di Comunicazione Torinesi. 

Del mercato Food Italia conosciamo la storia, le dinamiche evolutive, le regole del gioco e ci aggiorniamo costantemente sui trend.

Tutto ciò ci permette di muoverci con disinvoltura tra i vari Canali, dal Largo Consumo, al Retail Specializzato (bio-shop; farmacie) fino al mondo HO.RE.CA.

Lo studio si basa sulla costruzione di un Posizionamento di Marca e Prodotto che noi definiamo SOLIDO e SOSTENIBILE.

Solido perché è il risultato di un approfondito processo di Analisi:

Sostenibile perché:

L’analisi prende in esame i seguenti fattori, proprio nell’ordine in cui andiamo ad elencarli

  • Brand, Prodotto, e Value Proposition
  • Buyer Personas e Bisogni/Desideri espressi ed inconsci
  • Mercato
  • Competitors
  • Scaffale
  • Posizionamento Unico e Valoriale
  • Compliance Normativa
  • Supporto
  • Sostenibilità Ambientale
  • Size
  • Shape
  • Design

La tecnica, che si avvale anche delle nuove conoscenze in ambito di Neuromarketing ci permette di definire la scelta di lay-out, colori, visual, informazioni testuali, loro posizionamento, le dimensione e il font. In questo modo possiamo trasferire gli elementi del vantaggio competitivo (o Value proposition) individuati come “chiave di posizionamento” sulla confezione, dotandola di tutte le leve utili a vincere la battaglia sullo scaffale. La confezione così realizzata arriva al consumatore attraverso messaggi verbali e non verbali, ognuno dei quali è studiato per rispondere a precisi obiettivi di conquista: visibilità, appeal, fiducia, coerenza con la Marca.

Il Design è l’ultimo tassello, non il meno importante, perché costituisce la risultanza di tutti i fattori, lo strumento di comunicazione che dovrà conquistare e convincere in pochi secondi.

Il nostro sistema rivoluziona l’approccio creativo.

Per ogni progetto di Packaging Design, entrano in gioco due team: il team Marketing e il team Creative e il progetto prende vita sviluppandosi in 5 fasi:

PERCHE’ INVESTIRE SUL PACKAGING AVVALENDOSI DI PROFESSIONISTI SPECIALIZZATI?

Perché al primo acquisto, la nostra Buyer-persona non compra il prodotto, compra il packaging.

Perché dal secondo acquisto in poi, il packaging diventa elemento di distintività e riconoscibilità, nel tempo vera icona della Marca.

Controlla la checklist dei 6 attributi fondamentali di un packaging che vende.

Il packaging è uno strumento di comunicazione di massa tra i più pervasivi, ma le sue potenzialità sono troppo spesso sottovalutate.

Il Packaging deve vincere ogni volta la battaglia più breve della storia: pochi istanti.

Scaffali e vetrine e-commerce rispecchiano l’abbondanza di proposte cui siamo sottoposti ogni giorno.
Il momento dell’acquisto non sempre (o forse quasi mai) concede il giusto tempo per catalogare i numerosi messaggi che ci bombardano. La scelta, se non determinata a priori (lista spesa, abitudine di consumo consolidata ed inamovibile) è istintuale (nessuno ha voglia, tempo e nemmeno la capacità di intercettare, catalogare ed analizzare la mole di informazioni che ci travolge davanti ad ogni singolo scaffale).

Pochi secondi ed il prodotto è nel carrello.

Check-list dei 6 attributi fondamentali di un packaging che vende

  • Il tuo packaging ha la forma giusta per essere esposto correttamente a scaffale?
  • Per differenziarsi nel suo contesto competitivo ed essere intercettato?
  • La sua size impression è vincente? È coerente con la Battuta di Cassa?
  • La sostenibilità è un fattore competitivo determinante per il tuo prodotto e la tua Marca, oltre che un impegno morale verso l’ambiente. Saper selezionare le migliori soluzioni in termini di sostenibilità/costo significa proporsi al mercato responsabilmente a tutto vantaggio dell’immagine della Marca
  • Conoscere il mercato di riferimento (qui parliamo di food), analizzare lo scaffale (o le vetrine e-commerce) dove il nostro pack giocherà la sua battaglia è fondamentale. Questa analisi dettagliata si inserisce nel contesto più ampio dell’analisi strategica che porta al posizionamento di Marca ed è fondamentale
    avere le idee chiare prima di ragionare sul qualsiasi soluzione. Conoscere i fondamentali di Neuro Marketing può fare una grande differenza.
  • Il design è l’elemento chiave del fattore appeal e visibilità. L’obiettivo del design si riassume nelle quattro “I”: intercettare-incuriosire-infondere sicurezza-invogliare.

  • Il design deve valorizzare il prodotto e il brand (in coerenza con il posizionamento definito)

  • I criteri di segmentazione tra prodotti del medesimo category che condividono lo spazio a scaffale (esempio linea di biscotti) deve essere chiaro, di facile
    comprensione.

  • Il design diventa un fortissimo strumento di interazione: grazie alle personalizzazioni,
    raggiungibili, anche con Volumi ridotti, attraverso la stampa Digitale con cui è possibile modificare elementi del racconto (visivi e testuali) per intercettare consumatori differenti.

  • Il design riguarda l’intero Packaging lay-out, non solo il facing esposto a scaffale.
    La forza di un lay-out studiato come si deve, permette di valorizzare marca e caratteristiche di prodotto in modo chiaro e coinvolgente, tenendo conto delle gerarchie di informazioni derivanti dal Posizionamento di Marca/Prodotto. Gestire uno spazio per il Riciclo o per attività promozionali collegate alla Strategia Digital della Marca, rafforza fiducia e interazione con la Buyer Persona.

  • Inserire il giusto claim, in linea con i trend, il Posizionamento ed i Valori del Brand è fondamentale ed è importante farlo conoscendo bene il perimetro definito dalla compliance Normativa cui il prodotto fa riferimento
  • La rispondenza alla Compliance di riferimento è importante per tutte le informazioni presenti sul packaging, sia quelle obbligatorie che volontarie. Sapere come muoversi in questo contesto è sinonimo di serietà e tutela verso le persone che scelgono il prodotto e verso il proprio Brand.
  • La preparazione del file eseguibile in stampa è l’ultima fase del progetto, ma non la meno importante, soprattutto per fare saving di costo.

  • Ottenere e saper interpretare in modo corretto il tracciato di fustella e gestire la selezione dei colori tenendo conto delle tecniche di stampa, delle rese e dell’impatto sui costi di impianto, significa tradurre a scaffale quanto più fedelmente possibile il design approvato e significa risparmiare sui costi di
    lastre, gomme e clichè.

La Sostenibilità del packaging è un obiettivo sempre più stringente e nessuna azienda che operi responsabilmente si può permettere di ignorare la questione. I consumatori per primi non lo fanno e mostrano segnali non troppo deboli di preferenza per i prodotti che considerano la sostenibilità anche per la
confezione.

La difficoltà per le Piccole e Medie imprese è un fatto che ci coinvolge ogni giorno: gli adeguamenti agli impianti che una scelta di packaging sostenibile comporta sono onerosi, viviamo un momento di mercato tra i più difficili e non è semplice nemmeno destreggiarsi tra le varie proposte in un contesto in pieno fermento e continua evoluzione.

Noi vogliamo fare la differenza insieme a Voi

Noi progettiamo packaging e sentiamo la responsabilità delle scelte che i nostri clienti compiono. Siamo nella posizione di approfondire e specializzarci per guidare ogni azienda nel cammino verso la sostenibilità, passo a passo, in modo sartoriale, perché ogni azienda ha esigenze diverse e capacità di investimento differenti. L’importante è non rimanere immobili perché, ormai lo sappiamo, il Pianeta non può più aspettare e ogni passo, per quanto piccolo, va a beneficio di tutti. Voglio proporvi due casi che rappresentano uno stimolo positivo e ci raccontano cosa si può fare e diversi modi di farlo.

Felicetti e Molisana hanno presentato (il primo a fine 2020, il secondo lo scorso giugno) la nuova Brand
Identity dando priorità assoluta all’eco-sostenibilità del packaging.

Approcci differenti, per arrivare al medesimo obiettivo: un packaging 100% riciclabile nella carta che proviene da foreste gestite in maniera responsabile nel rispetto di precisi parametri definiti e certificati attraverso gli schemi di certificazione forestale più diffusi a livello internazionale: PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification) e FSC (Forest Stewardship Council® ).

Il packaging senza finestra è mono-materiale, 100% carta certificata PEFC.

Il packaging finestrato è un accoppiato (carta certificata FSC) e, per questa ragione, è stato sottoposto ad analisi di Laboratorio secondo la UNI 11743:2019.

Queste analisi simulano le fasi principali del processo industriale del riciclo, fino alla produzione del nuovo foglio di carta e permettono di identificare il livello di riciclabilità dichiarabile sul Packaging attraverso la Certificazione ATICELCA 501/19.

La tabella che segue mette a confronto i due incarti. Le differenze nella scelta del materiale evidenziano che
esiste più di una possibilità per arrivare allo stesso obiettivo, che è quello di preservare le risorse non rinnovabili del Pianeta (meno plastica), ridurre l’inquinamento e proteggere le Foreste.

Felicetti

PACKAGING SENZA FINESTRA IN CUI IL PRODOTTO È PRESENTE  ATTRAVERSO IL VISUAL 

PACKAGING RICICLABILE AL 100% NELLA CARTA

 MONO MATERIALE 100% CARTA

La Molisana

PACKAGING CON FINESTRA
TRASPARENTE CHE LASCIA
VEDERE IL PRODOTTO

PACKAGING RICICLABILE AL 100% NELLA CARTA

CARTA CERTIFICATA FSC MATERIALE ACCOPPIATO RICICLABILITÀ CERTIFICATA ATICELCA

Approcci differenti originati da storie di Marca e posizionamenti diversi.

Attenzione alla matericità del materiale per La Molisana, che ha scelto una carta Kraft per coniugare sostenibilità e appeal, grazie alla finitura ruvida che stimola al tatto una percezione di naturalezza.

Focalizzazione sulla natura della carta da parte di Felicetti, che sceglie una pura cellulosa, totalmente riciclabile e traspirante, che garantisce alla pasta un elevato grado di protezione dagli agenti esterni, senza creare condensa o umidità, per conservare al massimo le proprietà organolettiche del prodotto. Il pacchetto che scrocchia mantiene intatto il profumo del grano e anticipa la consistenza della pasta Felicetti.

Tutti questi aspetti fanno capo al posizionamento strategico generale della marca e dell’azienda e sono
pertanto molto “personali”. Comune invece l’impegno a ridurre l’impatto ambientale del packaging da parte di entrambe le aziende.

Parliamo di produttori di pasta importanti, che hanno potuto investire anche nell’adeguamento degli impianti
indispensabile ad accogliere il nuovo materiale di confezionamento. Investimenti che non sono facilmente raggiungibili per aziende più piccole.

Il segreto è considerare il packaging 100% sostenibile un punto di arrivo e non di partenza.

Fare un piano strategico di rilancio del proprio brand a 3 anni con focalizzazione sulla massima sostenibilità possibile del packaging per preservare e conservare correttamente il proprio prodotto.

Nel frattempo, iniziare a lavorare per micro- interventi di miglioramento previsti a Piano, senza stravolgere, ma guardando nella giusta direzione, perché tanti piccoli miglioramenti fanno un grande miglioramento ed una grande differenza.

Facciamo ricerche e studi costantemente per scoprire nuovi materiali, valutare il livello di sostenibilità, le garanzie, le tecniche di stampa applicabili, i tipi di inchiostri e le colle in caso di materiali accoppiati.

Vogliamo
essere preparati ed essere uno stimolo, una guida capace di traghettarvi fino alla Sostenibilità massima
possibile per il Vostro prodotto.

Noi siamo pronti a guidarvi. Contattateci.

logo fsc 100%
Legenda Certificazioni citate

FSC (Forest Stewardship Counci) è un’organizzazione composta da gruppi ambientalisti e sociali (Greenpeace, WWF, Legambiente, Amnesty International, etc.), comunità indigene, proprietari forestali,
industrie che lavorano e commerciano il legno, aziende della grande distribuzione organizzata (B&Q, Castorama, Ikea, etc.), ricercatori e tecnici, enti di certificazione, cittadini e chiunque condivida gli obiettivi dell’organizzazione.
Il marchio FSC® è concesso solo ai prodotti che derivano da legno proveniente dalle foreste certificate FSC che sono gestite in maniera responsabile, nel rispetto di precisi parametri definiti dal Forest
Stewardship Council®. Oltre 200 milioni di ettari di foresta sono certificati all’interno del sistema FSC®, marchio riconosciuto a livello globale.

PEFC* ( Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) è un organo nato come iniziativa
volontaria del settore privato e senza fini di lucro, che ha avuto origine da una serie di incontri dei
rappresentanti di proprietari forestali di alcuni Paesi promotori (Austria, Finlandia, Francia, Germania,
Norvegia e Svezia).
Come FSC ha l’obiettivo di promuovere una gestione sostenibile del patrimonio boschivo del pianeta
attraverso un sistema di certificazione volontario e di parte terza (indipendente), specifico per il settore
forestale e i prodotti che derivano dalle foreste. È uno schema di certificazione diffuso e conosciuto in tutto
il mondo.

Il marchio e la dicitura RICICLABILE CON LA CARTA – Aticelca® 501 consentono di comunicare il livello
di riciclabilità raggiunto da un materiale o un prodotto a base carta, grazie all’esito di una prova di
laboratorio condotta secondo la norma UNI 11743:2019 e all’individuazione del livello di riciclabilità
secondo il sistema di valutazione Aticelca 501/2019.
L’uso della dicitura e/o del marchio RICICLABILE CON LA CARTA – Aticelca® 501, associato a un
materiale o a un prodotto, è consentito unicamente alle persone fisiche e giuridiche a cui Aticelca ne ha
espressamente concesso l’uso.

Il packaging genera valore

In un’epoca di ipercompetitività dei mercati farsi spazio tra la concorrenza per attrarre l’attenzione del consumatore è sempre più difficile.

Per questo motivo, il packaging ha superato la semplice funzione di imballo protettivo, acquisendo la connotazione strategica di strumento informativo e persuasivo, in grado di far emergere la Marca rispetto a quelle rivali. Partendo da questo assunto diventa chiaro come le informazioni inserite nella confezione, unite al design grafico, assumono una grande importanza nella creazione di valore.

Il richiamo al tricolore rappresenta uno dei concetti più utilizzati per raggiungere tale obiettivo.

Il Made in Italy

Come testimoniano i dati raccolti dall’Osservatorio Immagino, il tema dell’italianità accomuna il 25,2% dei prodotti a scaffale e incide per il 24,4% sul fatturato del largo consumo. In altre parole, un articolo su quattro acquistato all’interno della Grande Distribuzione riporta sull’etichetta un riferimento al Belpaese, per un giro di affari complessivo superiore ai 7 miliardi di Euro.

Tale ricerca identifica i tre claim più performanti: la raffigurazione della bandiera italiana, “100% italiano” e “prodotto in Italia”, quest’ultimo in calo rispetto agli altri due come conseguenza di una minore distintività. Positivi anche i risultati delle indicazioni d’origine, con le diciture DOCG e DOC a guidare la crescita delle vendite, seguiti da DOP e IGP (in leggera diminuzione nell’ultimo periodo).

Nella fase di valutazione del prodotto, il “Made in Italy” si conferma strategico per posizionarsi efficacemente sul mercato creando associazioni positive tra gli acquirenti. Parliamo del cosiddetto Country of Origin Effect (COO), inteso come l’attribuzione da parte del consumatore di un differente valore al prodotto, positivo o negativo, a seconda del suo paese d’origine. La forza della “Country Image” risiede proprio nel suo costrutto: una dimensione cognitiva (l’insieme delle opinioni e credenze su uno specifico Paese) e una dimensione affettiva (il valore emozionale che il Paese suscita). L’Italia evoca nella mente delle persone diverse caratteristiche, tra le principali: buon cibo, qualità artigianale, cultura, stile di vita, bellezza paesaggistica. Tutto ciò contribuisce in maniera significativa a differenziarsi dalla concorrenza, generando un vantaggio competitivo.

Purtroppo, non è tutto oro quel che luccica.

The “Italian Sounding”

Con l’avvento della globalizzazione, a testimonianza dell’enorme valore attribuito al “Made in Italy”, è sempre più frequente  il fenomeno denominato “Italian Sounding”.

Consiste nell’utilizzo improprio della reputazione e l’attrazione tipica del nostro Paese nel mondo, per commercializzare prodotti che differiscono con l’autenticità e la qualità nostrana, danneggiando così una parte sempre più consistente dell’economia Italiana e delle sue esportazioni.

Tale pratica costituisce una delle principali cause di ridotta incidenza dell’export sul fatturato: secondo l’indagine di Coldiretti, solo per il settore agroalimentare, il valore di queste imitazioni è salito ad oltre 100 miliardi di euro, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio.

Questi dati derivano, paradossalmente, dalle “fame di Italia” nel mondo, dove i principali centri sono rappresentati da Paesi avanzati quali Stati Uniti, Canada e Australia. In testa alla classifica degli articoli più taroccati, sempre secondo la Coldiretti, troviamo formaggi, salumi, vini e conserve (davvero famosi i casi di Parmesan, Zottarella e Spagheroni).

Durante la fase d’acquisto le persone vengono a contatto con un elevato numero di informazioni, per questo motivo tendono inconsciamente ad effettuare un processo di selezione basato sulla loro esperienza: si tratta di un meccanismo automatico (bias cognitivo) attivato dalla mente per proteggersi dall’estrema esposizione pubblicitaria cui è sottoposta anche all’interno dei punti vendita. Su questa “debolezza” e su altri limiti dell’attenzione come la fretta o la scarsa conoscenza, fanno affidamento etichette e confezioni che propongono denominazioni, combinazioni cromatiche, riferimenti geografici e marche in grado di richiamare all’Italia, senza tuttavia appartenere al sistema produttivo nazionale, permettendo alle aziende di collocare gli alimenti su fasce di prezzo superiori.

Soluzioni ed interventi

Fortunatamente, negli ultimi anni diverse leggi sono state approvate per combattere questo fenomeno in forte espansione, al fine di incentivare la tutela e la valorizzazione del Made in Italy nel mondo. In particolare, la legge sulle semplificazioni del 1° febbraio 2019 ha stabilito l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, così da aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, mentre il Decreto Crescita del 1° Maggio 2019 ha assicurato ai consorzi nazionali un’agevolazione pari al 50% delle spese sostenute nella tutela legale dei prodotti italiani nel mondo.

Infine, il contrasto alla concorrenza sleale deve passare inevitabilmente dall’innovazione digitale, grazie alla quale è possibile garantire il tracciamento dell’intera filiera agroalimentare. Per tracciabilità si intende la capacità di seguire i movimenti di un alimento rispetto a qualsiasi punto della sua catena produttiva: selezione della materia prima, produzione, trasformazione, distribuzione, eventuale importazione e vendita al dettaglio.

Tutti interventi che hanno l’obiettivo di sostenere il MADE IN ITALY nel mondo, consapevoli che il commercio Estero è fondamentale per la crescita del Paese e lo sviluppo sostenibile dei territori.

la_Stampa_digitale_nel_food_&_Beverage_rouge_comunicazione

Quando il packaging si trasforma in uno strumento di comunicazione one-to-one tra prodotto e consumatore

Ogni packaging con il suo contenuto rappresenta una storia a sé, un’esperienza unica.
La sua creazione è oggetto di analisi e studio, di pulsione creativa e di ricerca del supporto più adatto, fino alla definizione e alla preparazione di un file eseguibile in stampa che l’Agenzia consegna nelle mani dello stampatore scelto.
La stampa è un passaggio chiave della creazione, saper scegliere la tecnica di stampa influisce sul risultato finale e sui costi. Ecco perché è molto importante comprendere le differenti tecniche di stampa ed i loro vantaggi.

Sin dalla sua nascita, il progresso tecnologico e culturale ha influenzato il cammino della stampa e delle sue diverse applicazioni.

LE TECNICHE DI STAMPA

Analizziamo insieme quali sono le tecnologie di stampa più utilizzate oggi per un packaging che farà da contenitore ad un prodotto che si propone al mercato food&beverage.

È importante qui sottolineare che la funzione primaria del packaging è quella di contenere, proteggere e trasmettere le informazioni indispensabili al consumatore affinché possa compiere una scelta consapevole. Ciò che fa del packaging un invincibile strumento di marketing e comunicazione è invece quella di attrarre, sedurre, convincere e indurre alla scelta del nostro prodotto. Il packaging è il principale punto di contatto tra prodotto e mercato e per questa ragione è molto importante curare ogni fase della creazione, dallo studio fino alla stampa.

La stampa flessografica

Chiamata anche Flexo, è un sistema di stampa rotativo diretto.
Vengono utilizzati rulli di gomma chiamati clichè (o gomme nel gergo) che non sono altro che la matrice che, ricevendo una leggera pressione, trasferisce l’inchiostro sul supporto.
È una tecnica tutt’oggi molto utilizzata poiché versatile, consente di stampare su svariati supporti, dal cartone ondulato al cellophane e con inchiostri atossici, requisito fondamentale in ambito alimentare.

La stampa serigrafica

È una tecnica con origini antichissime (dal greco “stampa su tela”), le prime testimonianze risalgono al X secolo d.C. quando gli inchiostri venivano passati su telai di seta.
In che cosa consiste?
Partendo dal file eseguibile in stampa vengono realizzate le pellicole o lucidi per serigrafia utilizzando computer e appositi programmi con software specifici per la separazione dei colori: in questa fase viene valutato il numero di colori da stampare. In serigrafia ad ogni colore corrisponderà un lucido, ovvero la pellicola in poliestere sulla quale viene stampata ad alta definizione la grafica corrispondente al colore.

Si procede quindi alla preparazione dei telai: i tessuti scelti vengono tensionati su una cornice di metallo e poi, attraverso un processo di fotoincisione, immagini e scritte vengono trasferite dai lucidi al tessuto di serigrafia. Il processo di produzione del telaio può avvenire anche con sistemi di incisione diretta, ovvero digitale, che non prevede l’utilizzo dei lucidi.

L’applicazione nel settore Food&Beverage riguarda soprattutto la stampa su vetro, per la quale si
utilizzano appositi colori in polvere: è possibile stampare tutti i colori desiderati, compreso l’oro (che è proprio oro) e l’argento (che è platino), tenendo presente che alcuni colori non sono miscelabili (il rosso al selenio per esempio non è miscelabile e va sempre stampato puro). Un grosso limite di questa tecnica è la difficoltà di stampa le figure retinate: non è infatti possibile utilizzare retini fini a causa dell’elevata densità del colore. I colori infine non possono essere utilizzati in sovrapposizione perché tutti coprenti (diversa è la serigrafica HD utilizzata sui tessuti, che permette di stampare in quadricromia e di gestire i retini)

La stampa off-set

È la tecnica di stampa più utilizzata e tradizionale nel mondo della Carta (cataloghi, calendari, espositori, packaging) ed è di tipo indiretto.
Perché?
L’immagine non viene direttamente impressa dalla lastra alla carta, ma attraverso un sistema di rulli, così da poter stampare anche su supporti irregolari. Dunque, la lasta in alluminio che è piana sfrutta il meccanismo della repulsione chimico-fisica dell’inchiostro con l’acqua. Le parti in alluminio che non devono contenere inchiostro vengono infatti bagnate dall’acqua e la lastra riceve l’inchiostro solo sulle zone asciutte. La precisione di questa tecnica di stampa è elevatissima, parliamo infatti di micron.

catalogo natalizio la finestra sul cielo

La stampa rotocalco

È una tecnica di stampa diretta con più di 100 anni di vita. Il procedimento è molto semplice, abbiamo un rullo inchiostrato che deposita direttamente l’inchiostro sul supposto. Il rullo è di metallo, solitamente acciaio, ricoperto da un sottile strato di rame che viene appunto inciso. Quanto è più profonda l’incisione maggiore sarà la quantità di inchiostro depositato e dunque l’intensita del colore. Negli ultimi decenni è stata in parte sostituita dalla stampa flessografica, più economica in termini di costi clichè e più flessibile anche per basse tirature.

La stampa digitale

È una tecnica diretta che, rispetto al sistema di stampa tradizionale offset o flessografico, non necessita della preparazione di lastre o matrici poiché l’immagine viene impressa direttamente sul supporto tramite processi elettronici.

Vengono ridotti in modo drastico i costi di avviamento stampa (quelli relativi ai famosi cliché o impianti di stampa siano essi gomme, lastre o cilindri) e i tempi (per la produzione degli impianti normalmente è necessario considerare dalle 2 alle 4 settimane lavorative, a seconda del supporto), il che rende la stampa digitale una soluzione ideale sia per le piccole e medie tirature, che quando è importante ridurre il time-to-market o effettuare test di mercato in modo più sofisticato e agile. Infine, aspetto non trascurabile, qualsiasi modifica al packaging (pensiamo agli aggiornamenti normativi per esempio) non implicano ulteriori investimenti in impianti stampa.

La stampa digitale non dorme mai

La stampa digitale è un’entusiasmante opportunità, che negli ultimi 25 anni ha visto un’evoluzione tecnologica incredibile. Le nuove tecnologie nella produzione di stampanti (per citarne una “HP Indigo”) stanno cambiando la relazione tra packaging e prodotto (o servizio). Case History di successo come “Le Melinda Piccoline”, o la campagna “Share a Coke” sono esempi che coinvolgono marche di rilievo ed evidenziano come il packaging possa diventare protagonista di un rapporto one-to-one con il consumatore.

Nel caso “Le Piccoline Melinda”, vediamo una stampa diretta su cartone che riproduce grafiche differenti nell’ambito di un concept “Game” studiato per i più piccoli: le confezioni infatti diventano un piccolo bus, un aeroplano, o una nave.

le piccoline melinda food packaging innovativo

Coca Cola, con la campagna “Condividi una Coca – Share the Coke” ha personalizzato le etichette con più di 250 nomi diversi con tirature elevate, cosa che non sarebbe stata possibile prima della Stampa Digitale.

share_a_coke_stampa_esempi_rouge_comunicazione

Le applicazioni appena citate si integrano perfettamente in un paradigma di Sostenibilità e riduzione degli sprechi, ma anche di grande personalizzazione e coinvolgimento tra Brand e consumatore.

Il Digitale garantisce una definizione di stampa molto alta. Le agenzie di comunicazione e design, non dovendo temere problemi di fuori registro, possono lavorare con i colori in modo più libero e creativo, il reparto che si occupa della preparazione del file eseguibile non deve ragionare la selezione del colore in modo macchiavellico al fine di ottenere la miglior resa al miglior costo. Gli stampatori non sono costretti a ripetute calibrature dei colori in fase di avviamento stampa, con conseguente spreco di tempo e materiale. Il cliente è sempre soddisfatto perché il risultato finale corrisponde alla prova stampa (il cromaline digiltale, per l’appunto).

A nostro parere, possiamo definire la stampa digitale un piccolo passo “green” nel mondo della stampa.

Il fatto che vengano prodotti i giusti quantitativi riduce nettamente gli scarti e l’obsolescenza di materiali e incarti, che molto spesso per fattori esterni come Normative e Direttive diventano addirittura inutilizzabili e si trasformano in materiali da smaltire.

Da non sottovalutare, la possibilità di utilizzare inchiostri esclusivamente a base acqua, con un’impronta ecologica molto bassa in una concezione di economia circolare.
È fondamentale che tutti gli operatori della Filiera conoscano e approfondiscano questa tecnica di gestione digitale del colore.

Se vuoi approfondire e “vestire” il tuo prodotto Food con questa interessante tecnica compila il form qui sotto: 

Birra Moretti e l’identità di un marchio Italiano storico.

La prima volta che ho visto il nuovo Spot Birra Moretti era domenica 18 aprile e la prima cosa che
ho pensato è stata:“Che fine ha fatto il mitico Baffo?”

Superato il momento di stupore mi sono domandata: perché Heineken Italia ha deciso di prendere le distanze in modo così netto dall’Identità del Marchio Moretti? Un’identità forte, costruita in anni di storia, presenza sul mercato ed investimenti pubblicitari.

Moretti, la birra degli italiani, negli anni ha innovato e ampliato l’offerta per accontentare tutti i gusti offrendo a ciascuno la sua specialità.

Il design si è evoluto via via, teso a pulire e semplificare,
mantenendo intatto lo stile del Baffo. Le ultime nate, IPA e ZERO, non si smentiscono.
Ci deve essere una ragione.

Curiosa come sempre per mestiere, ho iniziato ad indagare con l’aiuto di google: lo Spot ha fatto rumore, il nuovo prodotto ha fatto rumore, così ho potuto raccogliere un sacco di informazioni.

Lo spot firmato Armando Testa ha conquistato: grandi talenti in gioco ed un risultato davvero coinvolgente. Il concept della campagna evolve lo storico posizionamento (“sincerità” e “buona compagnia”) e celebra la convivialità cui tutti noi, mai come oggi, aneliamo. Ciò che rende così speciale lo stare insieme è la possibilità di essere pienamente se stessi, sinceri, veri.

Tantissime notizie interessanti.
La ricetta con due diversi luppoli, il primo aggiunto ad inizio bollitura per ottenere un’amarezza lieve e delicata; il secondo, ricco di oli essenziali, aggiunto a fine bollitura per garantire una profumazione floreale.
Le caratteristiche organolettiche. Moretti filtrata a freddo è una lager a bassa fermentazione di colore giallo paglierino, limpido. È leggera, frizzante, poco amara, molto beverina, ideale come bevanda rinfrescante estiva.
L’innovativo processo di produzione, ovvero la filtrazione a freddo, è già indice di cura e attenzione alla qualità in categorie differenti come l’olio o il caffè. La filtrazione a bassa temperatura esalta la purezza della ricetta, eliminando la sedimentazione e i residui di lievito in sospensione.

Il nuovo design.

Una bottiglia dal design inusuale che ricorda uno stile retrò Anni Sessanta, bombata, con tappo a corona. Il vetro è trasparente ed è un vetro speciale: la tecnologia flint garantisce lo stesso grado di protezione dai raggi UV di una bottiglia verde, ma permette di esaltare il colore giallo paglierino del prodotto, evocando freschezza, naturalità, purezza.
Anche il formato è inedito: 55 cl per la grande distribuzione e 30 cl per il fuori casa.

L’etichetta: “Un look sorprendente e innovativo”.

Avvolgente e studiata per raccontare in modo chiaro tutti gli elementi distintivi del prodotto.
Il processo di incollatura perfetta dei lembi, che potrebbe sembrare banale, ha rappresentato una grande sfida per gli ingegneri di Birra Moretti.

Nessuna notizia sulla sparizione del Baffo. Nessuno lo ha notato?

Il marchio mantiene la solita tipografia ma esce dal classico tondo e viene gestito per la prima volta in orizzontale. Variano le proporzioni e il colore e si inserisce in un lay-out completamente nuovo, pulito, freschissimo. L’approccio è moderno, essenziale, nordico e risponde perfettamente al posizionamento ricercato: una birra leggera e dissetante per l’estate.

Riassumendo: etichetta moderna, coerente e funzionale al prodotto.

Ma, dov’è la birra degli italiani? Dov’è l’identità della Marca?
Se l’avessi incontrata per la prima volta sullo scaffale, avrei pensato ad una coraggiosa start-up che, osando sfidare Heineken, era uscita con una nuova birra utilizzando il marchio MORETTI.

Questo è il risultato ricercato da Heniken Italia? Ovviamente no, infatti lo spot anticipa e introduce la novità.
Dunque, perché rinunciare ad una identità di marca forte e legata alla storia del nostro Paese?

L’identità di marca è un Valore unico, prezioso, che si costruisce con il tempo, la coerenza e gli investimenti.

Devono esserci delle ottime ragioni.

Il mercato della birra è in continua evoluzione, soprattutto il segmento artigianale negli ultimi anni ha vissuto una crescita esponenziale.
La fascinazione per lo slow food è un fenomeno che assume via via dimensioni sempre più importanti: cresce l’attenzione alla qualità e alla provenienza della materia prima, ai metodi di produzione tradizionali dove il saper fare dell’Uomo vince sulla standardizzazione a tutti i costi.

L’industria intercetta questo trend, che è trasversale a tutte le categorie food, quindi non è strano che anche le birre industriali ricerchino ed ostentino raffinate tecniche produttive che elevano la qualità percepita del prodotto.

La birra Moretti filtrata a freddo è proprio questo, si affaccia al mercato con tempismo perfetto rispetto alla sua stagionalità (bibita rinfrescante = estate).

Probabilmente si propone di conquistare un mercato giovane, attento alla qualità e all’innovazione. Un target di consumo che non sentirà la mancanza del caro vecchio Baffo.

O forse si?
Lo scopriremo presto, l’estate è alle porte.

mela rossa rouge comunicazione food packaging

Il caso: le “Piccoline Melinda”

“Le ho viste per la prima volta nel reparto ortofrutta della Coop qualche sabato fa e anche se non ho bimbi a casa, non ho potuto fare a meno di comprarle. L’idea mi è sembrata così innovativa che non ho resistito”

Il packaging per noi è mestiere e passione, il food packaging in particolare. L’acquisto che ho appena descritto è stato generato dall’impulso, un impulso professionale nel mio caso, che potrebbe rivelarsi condiviso da tantissimi consumatori per tutte altre ragioni, meno razionali e legate alla sfera delle emozioni.

Nel comparto ortofrutta, se escludiamo la quarta gamma, il prodotto è per lo più sfuso, ragione per cui il packaging è di per sè un elemento di novità e difficilmente passa inosservato: in questo caso le scatole propongono colori allegri, vivaci e declinati in differenti soggetti.

L’idea è nuova e allo stesso tempo così semplice e giusta: racchiudere 5 piccole, dolci, profumate e croccanti mele rosse in una confezione-gioco per conquistare i più piccoli e trasformare il frutto in merenda.

Un’idea che intercetta il target dei responsabili di acquisto al completo: la giovane mamma con bimbi piccoli che faticano a mangiare la frutta, i nonni che non vedono l’ora di far vivere ai nipoti un’esperienza di gioco finalmente vicina ai dolci ricordi della loro infanzia.

Il concept non è per niente distante dall’ovetto più famoso del mondo, che conquista per il cioccolato al latte e per la sorpresa; ed ecco che Melinda propone un nuovo modo di presentare la frutta ai bimbi, una pausa buona e salutare che si trasforma in un gioco.

Le quattro confezioni completamente in cartone, riproducono simpatici mezzi di trasporto (aeroplano, treno, autobus o sottomarino) e possono essere riutilizzate perché si trasformano in giocattoli tutti da collezionare.

La seconda vita del Packaging diventa quindi l’elemento centrale del posizionamento di prodotto, la sua reason-why. Geniale!

Ancora di più se pensiamo che il gioco di cartone stimola la creatività e la manualità, come difficilmente i giochini elettronici possono fare. C’è l’aspetto non trascurabile della “collezione” e quello ancor meno trascurabile di poter cogliere lo spunto per proporre ai bimbi di armarsi di cartoncino e colori, riprodurre la forma della scatola preferita e decorarla secondo la loro fantasia. Il tutto dopo aver mangiato una mela per merenda! Doppio, triplo goal!

Si potrebbe obiettare sulla scelta di confezionare un prodotto per il quale il packaging non è indispensabile e l’osservazione sarebbe tutt’altro che priva di senso ma io penso che la funzione educativa sul piano alimentare e ludico di questo prodotto valga la spesa in termini di sostenibilità.

Non dimentichiamo inoltre quanto detto sopra: il riutilizzo di questo packaging è insito nel posizionamento strategico del prodotto e una volta terminato il suo ciclo di vita è riciclabile nella carta, cosa che la confezione non ha tralasciato di consigliare, indicando chiaramente il tipo di materiale e dove deve essere smaltito.

Il packaging si distingue anche per la resa in stampa dei colori, aspetto tutt’altro che trascurabile in una confezione che ha l’obiettivo di attrarre i bimbi: la brillantezza dei colori è importante quanto la scelta e la combinazione degli stessi.

L’ottima resa colore mi ha incuriosita, così ho approfondito e scoperto che si tratta di una stampa digitale garantita da Ghelfi Ondulati, azienda Valtellinese specializzata in questo tipo di stampa (la stessa che ha lanciato con BIOPAP la prima vaschetta per la frutta 100% carta interamente compostabile), che permette di gestire più soggetti per quantità illimitate.

Mi sembra importante aprire un piccolo inciso che merita un ulteriore approfondimento dedicato. La stampa digitale è una grande opportunità in diversi ambiti: permette di realizzare packaging dedicati per singola referenza anche quando i volumi non sono elevatissimi (immaginiamo la fase start di un lancio prodotto per una piccola e media impresa) e consente di personalizzare il packaging per specifici target in presenza di mercati e volumi più ampi, con informazioni differenti sul piano organolettico, del brand o delle filiere.

Opportunità da non sottovalutare perché risponde alla crescente richiesta di informazioni e trasparenza da parte del consumatore Food e ad una nuova consapevolezza da parte delle Aziende, che (finalmente!) iniziano a vedere nel packaging (l’etichetta) un vero e proprio Media attraverso il quale costruire la relazione con il pubblico.

Per concludere, ottimo lavoro Melinda!

grafico economia circolare riciclaggio rifiuti

Il futuro è sostenibile? Nel 2050 i nostri consumi aumenteranno come se di pianeti Terra ce ne fossero tre.

Parliamo di un presente più green e di un futuro sempre più green, come se fosse una scelta, ma la scelta non c’è.

Quando saremo veramente e sufficientemente green? Il 28 Novembre 2018 l’Unione Europea ha varato il “GREEN NEW DEAL”, un piano strategico per un’economia moderna, competitiva e climaticamente neutrale entro il 2050.*

Ecco che in brevissimo tempo ci ritroviamo incuriositi ma anche bombardati da termini come Compostabile, Biodegradabile, Carbon Neutral, Impatto Zero.
Entriamo però nel vivo della questione partendo dal confronto di due modelli Economici:
Economia Lineare ed Economia Circolare.

* Fonte

ECONOMIA LINEARE

grafico economia lineare rifiuti

È il modello che segue un percorso lineare, nasce con una materia prima e si conclude un rifiuto. Pensiamo alla grande quantità di contenitori o imballi che accompagnano la nostra vita ogni giorno per contenere e conservare alimenti o altri beni (scatole, sacchetti, vasetti, bottiglie, etc).
Noi acquistiamo, consumiamo e spesso, quasi istantaneamente, l’utilità dell’imballo si esaurisce per trasformarsi in rifiuto.

Un’economia basata sulla massima spinta al consumo presuppone cicli di vita brevissimi per tutti i prodotti non soltanto gli alimenti, creando le condizioni ideali per massimizzare il profitto: minore la durata, minore la qualità, minore il costo di produzione e prezzo di cessione aumentato.

Questa visione Short, o di breve termine, ci ha accompagnati insieme alle Governance mondiali fin qui e fino ad un punto di non ritorno.

ECONOMIA CIRCOLARE

grafico economia circolare riciclaggio rifiuti

La visione circolare del Sistema Economico è quella in cui nel ciclo di vita del prodotto inizio e fine coincidono, secondo un approccio più responsabile e sostenibile di conservazione del valore che si traduce nelle “3 R”: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

Nella circolarità il prodotto non è più fine a sé stesso, ma diventa parte di un modello di business integrato che si focalizza sulla fornitura di un servizio globale.
Il prodotto acquista un nuovo Valore e la competizione si gioca su più leve, ovvero non è guidata soltanto dal prezzo di cessione (valore del prodotto alla vendita), ma anche dalle caratteristiche di Sostenibilità, intesa come impatto nella generazione di rifiuti non recuperabili ed in senso più ampio, come impatto ambientale del processo di produzione.

Il prodotto diventa dunque parte degli Asset dell’impresa in termini di Responsabilità che questa ha verso l’ambiente: dall’impatto del ciclo produttivo, alla longevità del prodotto, il suo riuso, la sua riparabilità e riciclabilità, fino all’impegno nel comunicare correttamente e con chiarezza al consumatore tutte queste peculiarità.

IL RUOLO DEL PACKAGING

Il packaging ha un ruolo fondamentale nel funzionamento dell’Economia Circolare.
Prima di tutto ha pervasività e valore molto più profondi di quanto si tende a pensare e riconoscere. Secondo la Fondazione e l’Istituto Italiano Imballaggio “un singolo individuo, ogni anno, entra in contatto con almeno 8000 imballaggi”.

È di fatto un oggetto di massa che gioca un ruolo fondamentale nell’attribuzione di Valore del prodotto: è prima di tutto lo strumento grazie al quale le merci possono circolare in sicurezza (conservazione, igiene, integrità) ed è il principale touch point tra Marca e Consumatore, grazie al suo potere seduttivo e persuasivo ed è un veicolo di in-formazione unico ed esclusivo.

Scegliere il giusto packaging oggi significa avere ben presente la regola delle 3R, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. Deve essere “leggero”, ovvero niente sovra-imballaggio, meglio se si presta ad essere riutilizzato, bene se può essere riciclato, fantastico se è biodegradabile.

Quali sono le soluzioni GREEN del packaging a disposizione oggi?

Lo scenario è in costante evoluzione, abbiamo a disposizione diverse soluzioni “green” ancorché spesso costose o di difficile integrazione con la tecnologia di produzione e confezionamento, che non si muovono all’interno di un quadro normativo definito e chiaro. Ogni spinta a fare bene è lasciata alla libera scelta del singolo imprenditore e alla sua sensibilità verso il benessere del Pianeta.

Analizziamo insieme supporti, materiali e opportunità.

Possiamo contraddistinguere 4 macro-categorie di supporti: la cartotecnica (scatole, astucci), l’etichetta, il film plastico, il PET o altre soluzioni plastiche per contenitori di varia foggia e grandezza (vaschette e barattoli) ed il vetro (barattoli, bottiglie).

LA CARTO-TECNICA

La carta interessa in generale sia il mondo del packaging che quello dell’editoria con svariate soluzioni, dalle più economiche alle più innovative e altrettante Certificazioni.

È di per sé un materiale di origine vegetale e biodegradabile.
Si possono reperire (anche se ancora con molte difficoltà) le prime carte compostabili prodotte esclusivamente con cellulose vergini certificate OKCOMPOST e con inchiostri a base acquosa, conformi alla normativa Europea UNI EN 13432
Negli ultimi anni la carta ha ottenuto una grande rivincita nei confronti delle materie plastiche proprio perché ha una bassissima impronta ambientale rispetto alle prime e, se correttamente differenziata, può essere riciclata sino a 10 volte.

Il marchio che più spesso troviamo su un materiale o packaging cartaceo è FSC,
un’associazione non governativa internazionale nata nel 1993.
FSC ha sviluppato un sistema di certificazione indipendente per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni e per identificare i prodotti contenenti legno e carta proveniente da foreste gestite secondo i suoi principi (Forest Stewardship Council).

Vediamo il marchio di garanzia e le sue differenti applicazioni:

logo fsc 100%

FSC 100%

L’etichetta FSC 100% è apposta su prodotti costituiti esclusivamente da input provenienti da foreste certificate FSC.

logo fsc recycled

FSC Riciclato

L’etichetta FSC Riciclato indica che il legno o la carta di cui è composto il prodotto provengono da materiale da riciclo e recupero.

logo fsc mix

FSC Misto

L’etichetta FSC Misto indica che il legno o la carta all’interno del prodotto provengono da materiale certificato FSC, materiale riciclato e/o legno controllato (non meno del 70% di materiali certificati e/o materiali riciclati).

l’etichetta

L’etichetta, dal francese antico étiquette, ossia “attaccare”, ha origini antichissime: studi affermano che già gli Antichi Egizi le apponevano sopra le anfore per identificare l’origine e il produttore.

L’evoluzione e la tecnologia di oggi ci permettono di scegliere tra numerosissimi materiali adesivi (plastici e cartacei), diverse tecniche di stampa, decorazioni e lavorazioni che impreziosiscono e rendono originale e inconfondibile il nostro Packaging e BRAND.

Oltre alle classiche etichette in carta (patinata, opaca, naturale, cotonata..) e in plastica (polipropilene, polivincloruro, polietilene..) la crescente sensibilità nei confronti dell’Ambiente sta portando alla luce diversi materiali Eco-friendly, con diverse applicazioni, ad uso alimentare e non.
Stiamo parlando delle etichette compostabili, secondo la norma UNI 13432, che aprono nuovi scenari per la creazione e comunicazione di prodotti che salvaguardano l’ambiente.

Tra le soluzioni oggi disponibili troviamo:

Carta Termica Compost, con adesivo permanente compostabile, che rispetta il certificato OK COMPOST.

Etichette in Pla3. Il Pla è una bio-plastica di origine vegetale e naturale, che non deriva dal petrolio ed ha caratteristiche molto simili al PL e al PET. In pochissimo tempo (circa 50 gg in centro di compostaggio) questo polimero si trasforma in terriccio e fertilizzante per il suolo). Il ciclo virtuoso si chiude così: il rifiuto diventa rapidamente una risorsa naturale ed utile per la Terra.

Carta Compost LabelR (realizzata dall’ italiana Polycart Spa): la prima etichetta (per la frutta) compostabile in MaterBi®, che nella versione pesa-bilance ha generato, in abbinata con lo shopper ortofrutta, un kit innovativo totalmente compostabile.

I film plastici, le bottiglie in PET ed i contenitori in materiale plastico (vaschette, barattoli)

I film plastici sono per eccellenza i materiali più utilizzati nel mondo dell’imballaggio Flessibile, alimentare e non. Le diverse combinazioni di polimeri (PE, PP, PA, PE, LDPE..) hanno permesso nel corso degli anni di soddisfare e abbattere due variabili rilevanti per l’industria: costi e tempo.

Il nuovo scenario, incalzato da una crescente attenzione delle Governance mondiali, ha reso possibile la sperimentazione di film biodegrabili e compostabili. Soluzioni di per se molto interessanti, che spesso faticano ad entrare nel circuito a causa dei vincoli tecnologici, di processo, normativi ed economici.

Il grafico che segue rappresenta in modo chiaro i materiali oggi disponibili e li colloca all’interno di due grandi coordinate, la BIODEGRADABILITÁ del materiale e dunque la sua futura impronta ecologica e la sua ORIGINE (da fonte rinnovabile o non).

grafico plastiche biodegradabili e non biodegradabili

Di fondamentale importanza è comprendere bene queste differenze:
PLASTICA tradizionale: polimero originato dal Petrolio

Bio-Plastica, un materiale BIO-BASED che ha avuto origine da fonti rinnovabili (es. GREEN PE, biobased PE, PCL). Riciclabile ma non compostabile.

Bio-Plastica Biodegradabile e/o Compostabile (Mater-Bi, PLA, PBS, Cellulosa) che risponde ai requisiti di compostabilità della UNI EN 134232.

Come vedete, è possibile parlare di Bio-plastica senza necessariamente intendere un materiale biodegradabile e compostabile.

Rilevanti anche le soluzioni da materiali POST- CONSUMO, in cui la leva “sostenibile” diventa il processo di riciclo che darà una seconda vita al polimero.
Un esempio è l’ R-PET, ovvero, PET ottenuto dalla rigenerazione di bottiglie riciclate.

IL VETRO è GIà GREEN

Il Vetro è già Green ed è l’imballaggio ad oggi più riciclato (euroglass.com).

Circa l’80% dei consumatori europei lo ricicla, mentre in Italia la percentuale sale all’86%.
E’ naturale e riciclabile al 100%, oltre che sicuro, impermeabile all’ossigeno per un mantenimento di profumi e sapori senza rivali.

CONCLUSIONI

Un’era di imballi, packaging e materiali eco-friendly è in arrivo, oggi stiamo più o meno consapevolmente vivendo la fase di Ottimizzazione delle Performance e dei Processi.
Le grandi industrie, i grandi attori del mondo Retail si stanno muovendo. La Piccola Impresa come sempre si è mossa per prima e poi si è bloccata, spaventata dai costi di implementazione sulle linee, dall’incidenza di costo dei materiali, dalla scarsa informazione che genera confusione.

I nuovi e futuri Bio-polimeri necessiteranno inoltre di un adeguamento delle tecniche di compostaggio e un ripensamento delle problematiche di riciclo, tutti aspetti che implicano un grande lavoro per le Governance oltreché di impegno per l’industria.

Noi che facciamo comunicazione dobbiamo essere informati, conoscere i materiali, le implicazioni e le rese di stampa per fornirvi il miglior consiglio al minor impatto economico. Dobbiamo sostenere le Imprese a partire da Piccoli Passi, dall’informazione adeguata sul Packaging per quanto riguarda lo smaltimento degli imballi, il riciclo ed il ri-uso.

Siamo di fronte ad un Cambiamento Strutturale.

Se Vi interessa approfondire, scriveteci e la nostra Divisione Ecolabel saprà guidare e supportare al meglio le Vostre Scelte Eco-sostenibili.

Legenda

Compostabile: la direttiva UNI EN 13432 definisce compostabile quando in seguito alla sua degradazione, naturale o industriale, si trasforma in Compost. Il materiale devo degradarsi del 100% entro 3 mesi.

Biodegradabile: la direttiva UNI EN 13432 stabilisce che il prodotto biodegradabile deve decomporsi del 90% entro 6 mesi. La principale differenza tra i due è determinata dai residui alla fine del compostaggio e dai tempi di degradazione.

Bio-based: “a base bio”, è un materiale interamente o parzialmente ricavato da massa vegetale e non ha origine fossile (carbone o petrolio).

OK-Compost: è un marchio di VINCOTTE, ente internazionale nato in Belgio. Il marchio Ok Compost garantisce che il prodotto può essere reso compostabile in un impianto industriale.