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Pochissime BIG COMPANY detengono quasi il 60% del giro di affari. Tantissime MICRO e SMALL Company si spartiscono il restante 40%

I grandi Brand si affidano a grandi agenzie, è ovvio. Big for Big. Small for Small. Funziona così ed ha senso: i Big Brand hanno esigenze che possono essere soddisfatte da realtà strutturate, in grado di affrontare grandi progetti di comunicazione e gestire grandi budget. Le grandi agenzie possono contare sui migliori talenti, su squadre ben equipaggiate, ruoli ben definiti. Offrono la garanzia di un Portfolio altamente referenziante e le Case-History raccontano molto bene grandi progetti.
Questi concetti sono validi non solo per il mercato della comunicazione, ma per qualsiasi mercato. L’esperienza insegna che è sempre più saggio scegliere partner alla propria portata, sia in termini economici che di obiettivi condivisi.
Ecco perché una piccola azienda non si avvicina facilmente ad una grande agenzia ed una grande azienda fatica a prendere in considerazione una piccola agenzia.

DATI “IL MERCATO DEL LAVORO NEL SETTORE DELLA COMUNICAZIONE ITALIANA – Secondo Rapporto Italiano 2021”.


La stragrande maggioranza delle Imprese di Comunicazione Italiane ha piccole o piccolissime dimensioni:

• quasi il 54% circa ha meno di 3 dipendenti,
• il 45% circa conta da 3 a 5 dipendenti,
• meno dell’1% è rappresentato dalle realtà di medie e grandi dimensioni, con più di 50 dipendenti

E quel MENO DELL’1% produce il 57% del fatturato complessivo.

La suddivisione per fasce di fatturato
• 37% di Micro Imprese, con un fatturato inferiore a 1 Mil di €
• 50% di Piccole Imprese, on un fatturato da 1 a 10 Mil di €
• 6% di Medie Imprese, con un fatturato da 10 a 40 Mil di €
• 7% di Grandi imprese, con un fatturato superiore ai 40 Mil di €

I principali highlights della ricerca
Milano si conferma la capitale della Comunicazione con oltre il 50% delle imprese del campione
• Il mercato della comunicazione impiega il 31,9% in più di giovani tra i 15-34 anni rispetto alla media nazionale. Più del 53% della forza lavoro impiegata è in questa fascia di età.
• 67,79% delle Società rispondenti dichiara di aver fatto ricorso nel 2020 alla Cassa Integrazione Covid (CIG-COVID), segno della riduzione del giro d’affari durante la Pandemia. Un’azienda su 5 (20%) dichiara una perdita non ancora recuperata.
• il 25% degli intervistati dichiara che per effetto della Pandemia si è resa necessaria la rapida moltiplicazione del servizi offerti, concentrati in gran parte in ambito digitale: 80% in area Social Media Management è 53% nella creazione di competenze SEO.
• IL 48,5% dichiara un incremento nel n° di clienti per effetto della Pandemia a cui non corrispondo una crescita di fatturato (se non per un esiguo 6%)
• Le figure professionali più ricercate sono le seguenti: 42% progettazione e gestione di piattaforme digitali (37% gestione Social Media, 31,5% ottimizzazione SEO e SEM, 31,5% analisi dei dati). Le competenze di grafica e design e accounting rappresentano il 27% delle richieste, mentre il 20% delle società ricerca profili di produzione audio/video.

II mercato è destinato a rimanere nelle mani dei Big della comunicazione, grandi gruppi che con il loro esiguo 13% in termini di numerica rappresentano quasi il 60% del giro d’affari?


Considerate le premesse si direbbe proprio di si.

Il tessuto economico del Paese è rappresentato da MICRO Imprese e PMI, in tutti i settori, il che spiega come quasi il 90% delle Società di comunicazione appartengano alla medesima fascia di grandezza e fatturato.
Il mercato alimentare italiano fin dagli anni 70 è caratterizzato dalla vendita di aziende e marchi storici a grandi multinazionali (Unilever, Kraft, Procter&Gamble, Nestlé, etc), così i grandi brand, i big spender, sono in mano alle grandi multinazionali che si rivolgono ai loro pari per Comunicare.

La nostra Agenzia di Comunicazione è una micro impresa che lavora esclusivamente per il mercato Food&Beverage. La specializzazione è molto importante secondo noi, per efficacia e competitività: la profonda conoscenza del mercato food&beverage e delle sue logiche, significa meccanismi di analisi e valutazione rodati e una rete di partnership consolidate negli anni, che velocizzano e accrescono la qualità del lavoro.

Siamo giusti per le imprese che cercano partner capaci di trovare soluzioni efficaci a fronte di budget tutt’altro che straordinari, abbiamo fame di crescere e questa è la caratteristica che il grande Steve Jobs definiva come motore della creatività. Una creatività mai avulsa dalla strategia, dalla ricerca di un posizionamento chiaro e solido, spesso rintracciato al di là della consapevolezza e della chiarezza di obiettivi a disposizione del nostro Cliente.
Poche delle realtà come la nostra riusciranno nell’intento della scalata alla crescita vera e consolidata, eppure questo tessuto di micro imprese della comunicazione è costituito da talenti veri che sanno lavorare, sanno prendere per mano un piccolo brand e farne qualcosa di più grande e conosciuto.

La competenza in area strategica è un aspetto dal quale non possiamo prescindere se vogliamo restare sul mercato.
La qualità in termini di comunicazione e design deve eguagliare quella dei Big se vogliamo restare sul mercato.
La flessibilità è senza dubbio più ampia a fronte di una debolezza sul piano strutturale.

Le big Companies dovrebbero sfruttare di più e meglio il tessuto della Micro-Impresa di Comunicazione, affidando i piccoli progetti che per le grandi Agenzie rappresentano un semplice corollario di servizio (o una rottura di scatole?), e che in questi ambiti verrebbero gestiti come “tesori”, con un notevole incremento della qualità del piccolo dettaglio ed un notevole risparmio in termini di spesa. Alcune, ma sono rare, lo fanno.
Un esempio su tutti è Ferrero che da sempre seleziona tra le Piccole Agenzie di Comunicazione una serie di partner affidabili che da questa collaborazione traggono un grande vantaggio, in termini di visibilità per effetto del moltiplicare di fiducia da parte di altri Brand, oltreché economico.

Rougecomunicazione è l’agenzia di:
food marketing, food digital marketing, comunicazione food btl e food packaging
a servizio delle aziende alimentari italiane.

La nostra Agenzia di Comunicazione è specializzata in Food Marketing e Food Packaging: la nostra playlist non può che parlare di cibo 😅

Playlist nazionale

Tanti successi nazionali, più o meno recenti, per una playlist gustosissima.
Piccolo alert: non ascoltare quando affamati.

Playlist internazionale

Perché il Food riunisce mondi, culture, sapori e musiche.
Qui una selezione di tormentoni oltre-confine che… non potete non conoscere!

Se la tua azienda opera nel Food e stai cercando un Partner capace di costruire o reinventare la tua Marca con un approccio strategico solido, innovativo e sostenibile, contattaci compilando il form qui sotto.

Analisi comparativa ALPRO/OATLY, marche leader nel segmento Bevande Vegetali. 

Conosco il mondo delle Bevande Vegetali da più di trent’anni, quando il “latte” di soia era ancora davvero per pochissimi. Ho avuto la possibilità di osservare l’evoluzione di questo segmento dai primi anni ’90 quando le bevande vegetali (all’epoca si parlava di soia e al massimo di riso) erano appannaggio del mercato biologico specializzato.

Il Valore

Negli ultimi 10 anni i consumi sono letteralmente esplosi, così come gli assortimenti e l’ampia gamma di Marche disponibili sugli scaffali del Largo Consumo.

Non è di numeri che voglio parlare oggi, bensì di approccio alla comunicazione, mettendo a confronto due big: il marchio Alpro acquisito dal Gruppo Danone e il marchio Svedese OATLY che, grazie al successo planetario delle sue campagne di Marketing irriverenti e provocatorie, è cresciuto esponenzialmente fino a quotarsi alla Borsa di NewYork.

La normativa

Sappiamo che, stando alla normativa in vigore fin dagli esordi di questo “nuova” categoria, le bevande vegetali non possono essere chiamate latte, né i derivati con nomi ad esso correlati, come burro, formaggio o yogurt. L’emendamento 171 promosso dal Parlamento Europeo, che a maggio dello scorso anno ha (fortunatamente a mio parere) fatto marcia indietro, prevedeva ulteriori restrizioni, vietando qualsiasi “evocazione” del latte vaccino.
Ciò avrebbe comportato un impatto fortissimo sulle strategie di comunicazione delle marche di Bevande vegetali: l’impossibilità di utilizzare visual di prodotto, di fare riferimento a caratteristiche di consistenza (es. cremosità)  o sapore (es. dolcezza) che potessero in qualche modo essere evocative del latte vaccino, nessun confronto sull’impatto climatico (che pur esiste), fino alla ricerca di nuove forme e colori per gli imballaggi (tipico tetrapack o bottiglia di plastica)

Veniamo al punto: la comunicazione moderna dei Big cerca di “smarcarsi” dalla normativa.

Alpro

sceglie la strada più dirompente (e rischiosa) direttamente sul packaging, costruendo intorno al trucchetto che consente di leggere LATTE senza scrivere propriamente LATTE, ma

LAT*E → * la seconda T è la goccia di latte.

L’approccio è scherzoso, ironico.
“SHHH te lo sussurro all’orecchio, questo NON È LAT*E ma una bevanda 100% VEGETALE al GUSTO LATTE”.

Anomala a mio avviso l’informazione “GUSTO LATTE” nel senso che c’è un aroma che conferisce il gusto latte? Perché la bevanda di Avena di solito non sa di latte…
La lista ingredienti infatti non riporta alcun aroma.

Eccola:
Ingredienti: preparazione di avena (acqua, avena (8,7%), fibra di radice di cicoria, olio di girasole, carbonato di calcio , sale marino, stabilizzante (gomma di gellano), vitamine (B2, B12, D2), senza latte e derivati del latte.

CLASSICO → che sta per ricetta base che lo distingue dalla proposta LIGHT

In fondo:
AVENA – Naturalmente senza Lattosio → nel senso che l’avena non lo contiene naturalmente

Infine: le calorie per 100 ml

OAT-LY!

Sceglie un approccio più soft sul packaging. Il design è essenziale.

Sopra il Marchio THE ORIGINAL (io ci credo perché è la prima Bevanda di Avena che ho incontrato nella mia lunga storia professionale nel mondo BIO)

OAT DRINK è il nome del prodotto, in italiano BEVANDA DI AVENA

E poi entra in gioco l’approccio ironico e irriverente delle Campagne advertising che analizzeremo dopo:
No milk, no soy, no… eh whatever → Niente latte, niente soia, niente… eh qualunque cosa.

Ingredienti: Acqua, Avena, Olio di colza, Carbonato di Calcio, Fosfato di Calcio, Sale marino, Eccipienti ( Vitamina D2, Riboflavina , Vitamina B12 ), Ioduro di Potassio. Senza latte.

CLIMATE FOOTPRINT/impronta climatica: 0,31 KG Co2/KG → Evidenzia l’impronta climatica, ossia l’impatto ambientale per la produzione di 1Kg di Bevanda di Avena.
Sarà tanto? Sarà poco? Si presume che sia “contenuta”, ma purtroppo non possiamo saperlo con certezza e quindi scegliere consapevolmente, perché sugli altri alimenti questa informazione non c’è.

Riporto in questo caso anche il contenuto del laterale, perché si tratta di una delle Campagne Advertising che OATLY ha sviluppato negli ultimi anni e perché è direttamente collegata all’indicazione dell’impronta climatica.

“Hey food industry! Mostraci i tuoi numeri.”
L’industria alimentare genera circa un terzo dell’impatto climatico totale creato dall’uomo nel mondo. Ma come puoi iniziare a fare scelte più sostenibili quando è quasi impossibile scoprire l’impatto che i diversi alimenti hanno sul pianeta?
Beh, non puoi, il che ovviamente è qualcosa che deve cambiare. Ma se hai intenzione di chiedere che l’intera industria alimentare inizi a mostrare l’impatto sul clima dei suoi prodotti, probabilmente dovresti iniziare a farlo tu, giusto? E l’abbiamo fatto. Fai clic qui per la lunga storia del calcolo dell’impatto climatico (e ottieni più materiale tecnico e numerico di quanto probabilmente avresti mai desiderato). La storia breve è che, in Europa, ora puoi trovare i nostri numeri di CO2 e sul retro della nostra confezione o sul nostro sito Web e confrontarli facilmente con quelli di altri prodotti prima di decidere cosa acquistare.

Aspetta, abbiamo detto “facilmente”? Bene, l’unico problema con tutti questi numeri è che non dicono molto finché non c’è nulla con cui confrontarli. Ed è proprio qui che è entrata in scena la campagna, con un chiaro messaggio in tutta Europa: “Hey food industry! Mostraci i tuoi numeri.”

Le campagne OATLY più irriverenti, dirompenti e divertenti (anche se non le consiglierei proprio tali e quali 😊)

Conosciuto per il suo approccio guerrigliero alla pubblicità e per il packaging sfacciato e ironico, Oatly è un marchio che adotta un approccio più che audace al marketing.
Dalla pubblicazione completa della causa contro lo slogan “Latte, ma fatto per gli esseri umani” in Svezia, fino al lancio di una campagna pubblicitaria a livello europeo chiamata “Are You Stupid?” a sostegno della petizione contro l’emendamento 171, il tono irriverente di Oatly ha conquistato i consumatori con un successo straordinario.

Il successo delle Campagne di Marketing e Comunicazione non ha reso il marchio immune da rischi, errori e polemiche. Quando nel 2020 la Società decise di vendere quote a Blackstone Group, società accusata di finanziare le imprese che contribuiscono alla deforestazione in Amazzonia e alla costruzione di strade nella giungla per favorire il trasporto e l’esportazione della soia, Oatly ha dovuto affrontare l’ira dei consumatori sui social media

Vediamo alcuni esempi di campagne:

Conclusioni

Da professionista del marketing e della pubblicità non posso che guardare con divertita ammirazione alle Campagne pubblicitarie che abbiamo condiviso, anche se non le consiglierei con questo approccio a nessuno dei nostri Clienti.

La considerazione però è un’altra. Da una parte ALPRO utilizza un trucco simpatico e sorprendente anche, ma in questo modo il packaging, a mio parere, non solo non rispetta la normativa, ma può generare confusione nel consumatore stanco e distratto.
Il carattere tipografico gigantesco della scritta LAT*E rispetto alle altre indicazioni presenti sul facing ottiene l’obiettivo (leggo latte ma non c’è scritto latte), ma può confondere, soprattutto i consumatori più fragili.

OATLY utilizza sul pack un approccio più prudente e trasparente, chiamando il prodotto con il suo nome: BEVANDA DI AVENA. Poi ironizza con la frasetta “Niente latte, niente soia, niente… eh qualunque cosa”, ma qui le dimensioni della tipografia, sempre a parer mio, non possono creare confusione.

Il suo messaggio ed il suo impegno nel confronto con le lobby lattiero-casearie si concentra sulle campagne, attraverso una miriade di touch point, digitali e fisici. Urlando WOW NO COW! (Wow non è mucca!), veicolando un messaggio che riguarda la salute del nostro Pianeta e (questo mi piace molto) prendendo per prima l’impegno di segnalare sul pack l’incidenza del prodotto sull’impatto climatico.

Non sono esperta, ma credo che se lo hanno fatto loro, sia un obiettivo raggiungibile almeno dalle aziende con le medesime dimensioni e possibilità di investimento.

Il mio parere personale è che non bisogna demonizzare alcun alimento, ma puntare alla consapevolezza del consumatore attraverso un approccio trasparente, che lo metta in condizione di fare la scelta che ritiene migliore per sé stesso.

Quando il legislatore Europeo prenderà finalmente atto di un mercato alimentare che evolve in continuazione in base alle nuove esigenze di consumo, i Brand non sentiranno più il bisogno di usare trucchi. Il consumo di “Bevande Vegetali” è in crescita e i numeri dicono che la domanda oggi non riguarda più solo gli intolleranti al lattosio, i vegetariani, i vegani. Un’ampia fascia di pubblico sceglie di ridurre il consumo di latte vaccino, alcuni lo hanno eliminato, altri lo alternano alle “bevande vegetali” che si prestano alle medesime modalità di consumo del latte (di mucca, capra, pecora, etc).

ORIGINALE

ROUGE

ORIGINALE

ROUGE

Partiamo da qui. Di cosa stiamo parlando? Di bevande che si prestano ai medesimi usi e consumi del Latte Vaccino. E allora, chiamiamole LATTE VEGETALE DI …. Soia, Riso, Avena…..
Il posizionamento a scaffale è di fianco al latte Vaccino, che cosa suggerisce questa collocazione al consumatore?
E allora, se sullo scaffale trovassimo confezioni come quelle che vedete qui sotto, affiancate a quelle di latte di mucca, chi potrebbe confondersi?

La soluzione è adeguare la normativa, nel solo interesse del consumatore.

rebrand immagine della scritta su un tavolo con altri fogli

Due nuove Vetrine Web, ma prima di tutto due STRATEGIE DI POSIZIONAMENTO e due BRAND IDENTITY, costruite per il grande rilancio post-lockdown.

Il mondo Ho.re.ca. ha vissuto un periodo molto duro, fatto di chiusure forzate, zero incassi e costi fissi invariati. Solo chi ha saputo reinventarsi a tempo record, spostando il proprio focus dal consumo in loco al delivery è riuscito a sopravvivere.

Aggiungo: ce l’ha fatta chi ha sempre lavorato per la QUALITÀ a tutto tondo: dagli ingredienti, alla cucina, al servizio.

Vi presentiamo i nuovi siti Vetrina realizzati per la Pizzeria DuePuntoZero a Rivoli (Torino) e per il Ristorante Io&Luna nel Roero.

Due mondi, due approcci completamente diversi di fare ristorazione, accomunati dalla dal grande expertise del front-man, dalla sua curiosità, dalla passione per l’alta qualità e l’innovazione, che permette di proporre sapori sempre nuovi, reinterpretando in chiave moderna quelli che appartengono alla nostra grande tradizione gastronomica.

DUEPUNTOZERO
Esploratori di gusto, dal 1996

Abbiamo lavorato per un cambiamento profondo, strategico, che investe la proposta di valore e l’offerta del Marchio-Insegna.

logo pizzeria prima e dopo il nostro intervento di redesign

L’ANALISI INTERNA: cosa, ma soprattutto come. Con l’aiuto del cliente, abbiamo individuato il cuore della proposta di Valore di questa storica Pizzeria di Rivoli (TO)

  • I quasi trent’anni di storia, che significano esperienza consolidata, lo spirito di innovazione e l’inesauribile curiosità di Maurizio e Diego, fondatori e attuali titolari, che si traduce in continua ricerca di nuovi ingredienti, nuovi abbinamenti e nuovi sapori.
  • La sensibilità verso le nuove esigenze di consumo, prima fra tutte il senza glutine poi il vegetariano, il vegano.
  • La passione, la creatività e l’expertise di Maurizio, per tutti Cippo, per gli impasti a lievitazione naturale a base di farine di alta qualità nutrizionale, ottenute da cereali differenti. Il suo talento nell’ottenere impasti elastici e leggeri partendo da farina di frumento integrale o tipo 2, dal mix dei 9 cereali, dal khorasan Kamut®.
  • La proposta Senza Glutine, area e cuoco dedicati e garantiti dalla Spiga Barrata AIC, rappresentano il fiore all’occhiello di questo locale che prepara pizze gluten-free talmente buone che chi le assaggia scopre che “di meno hanno proprio solo il glutine” (parola di cliente!).
  • L’attenzione alla qualità di ogni singolo ingrediente, alla stagionalità dei freschi e la conoscenza di tutto il mondo proteico vegetale, che permette di creare topping esclusivi da leccarsi i baffi, ideali per vegetariani e vegani, ma sfiziosi per tutti.

L’analisi strategica e “local”, ci ha portati a definire un rebranding totale ed evolutivo, capace di valorizzare l’attuale proposta del cliente, riposizionando la Marca attraverso l’ideazione del nuovo posizionamento che trova espressione nella tag-line del marchio-insegna: Esploratori di gusto dal 1996.

Da qui, a cascata, tutta l’immagine ha preso vita: il nuovo Marchio, lo storytelling del Sito, la direzione creativa degli scatti, la nuova insegna e gli strumenti punto vendita coordinati.

IL RISULTATO? Duepuntozero

Andate a curiosare e se siete in zona, non perdete l’occasione di regalarvi l’emozione di una pizza davvero esclusiva.

IO E LUNA
Davide Odore

Abbiamo lavorato per un nuova strategia di posizionamento, per elevare la proposta di Valore con un approccio mirato alla premiumness, senza allontanare i clienti storici. La notorietà del Ristorante IO&LUNA era già consolidata ed importante, il nuovo posizionamento deve consolidare la fiducia già acquisita e conquistare nuovi clienti in target.

Quando abbiamo conosciuto Davide, la sua Luna era rossa e ruotata di 180°.
Il suo ristorante, un gioiello incastonato nelle colline del Roero, sprigionava profumo di tradizione, mentre lo sguardo vivace di Davide suggeriva la sua curiosità, la voglia di innovare, stupire e convincere con la sola forza dell’esperienza,  del duro lavoro e della massima qualità espressa dagli ingredienti, dell’accoglienza e dal servizio.

Il sito vetrina di allora sapeva di rustico, di ottima trattoria nelle Langhe, mentre la raffinatezza dei piatti a Menù, la splendida terrazza affacciata nel verde delle colline del Roero, la mise en place, la pregiata selezione di Vini, l’ambiente, la musica, i profumi e l’accoglienza… ogni dettaglio sapeva di Ristorante di Alto Livello.

L’ e-shop evidenziava un’offerta confusa attraverso immagini di prodotto “casalinghe”.

“Abbiamo individuato immediatamente gap di posizionamento.”

L’ANALISI INTERNA: cosa, ma soprattutto come.
Con l’aiuto di Davide e del suo Staff, abbiamo individuato il cuore della proposta di Valore di questo rinomato Ristorante del Roero.

I Vantaggi Competitivi che tracciano il nuovo posizionamento

  • le origini: IO E LUNA nasce da un’Antica Osteria restaurata e trasformata in un Ristorante intimo ed accogliente, immerso nella campagna, tra vigneti e frutteti.
  • Davide è il titolare di IO E LUNA ed è Lo Chef che con grande determinazione e talento ha trasformato il suo sogno di bambino in una realtà magica, dove il cibo è emozione per gli occhi ed il palato, esattamente come la location che ha costruito: splendide sale, elegante e raffinata veranda dalla quale tutto l’anno è possibile ammirare uno spettacolo mozzafiato, terrazza panoramica sospesa tra terra e cielo, dove gli ospiti si sentono parte del magnifico spettacolo della Natura.
  • La cucina. Il talento di Davide è quello di creare piatti ricercati e sofisticati con ingredienti di una semplicità assoluta. Le sue portate incantano gli occhi, esaltano il palato e sono un toccasana per lo spirito.
  • La vasocottura: è la tecnica che Davide ha scelto per mantenere intatti i profumi e gli aromi dei suoi piatti, affinché si sprigionino in tutta la loro ricchezza ed equilibrata armonia al momento dell’apertura del vasetto. In questo modo le ricette di Davide arrivano fino a casa e le sue preparazioni sono acquistabili al Ristorante o su e-shop.
  • Nel laboratorio dedicato, la creatività si mescola alla tradizione e al culto della bellezza: qui la Pasticceria diventa arte. Torte e “bignole mignon”, tipicamente Piemontesi, fanno bella mostra in vetrina ogni giorno, piccoli gioielli di perfezione che sprigionano sapori sublimi. L’arte di Davide si esprime anche nella lievitazione naturale, così il piccolo laboratorio sforna dolci lievitati per le ricorrenze e non solo. Tutti i prodotti firmati dallo Chef sono acquistabili al Ristorante o attraverso l’e-shop.
  • L’orto e il giardino aromatico riempiono gli occhi e le narici di una magnifica varietà di colori, profumi e sapori, gli stessi che sprigionano dai piatti di Davide. L’orto è il regno di Simone che coltiva con passione una ricca varietà di ortaggi e di germogli, costuditi nella piccola serra.
  • La cantina è un fiore all’occhiello, con oltre 500 etichette di Vini pregiati. La selezione privilegia Piemonte e Roero e spazia tra le migliori etichette Italiane e internazionali.

Come sempre, dalla strategia ha preso vita la nuova immagine del sito vetrina e dell’e-shop: nuovo Marchio firmato Davide Odore (importante è la firma come tag-line, perché suggella l’inscindibile sodalizio tra proprietà e Chef), nuovi colori, nuovo storytelling e direzione creativa degli scatti fotografici attraverso i quali abbiamo raccontato i piatti principali che definiscono lo stile Davide Odore, i suoi dolci, i lievitati e le vasocotture. E poi il ristorante, l’orto e la cantina.

La nuova organizzazione dell’e-shop per category, rende più semplice comprendere le proposte in vendita anche a colore che acquistano da lontano e non conoscono personalmente lo Chef ed il suo Ristorante.

IL RISULTATO? Io e Luna

Andate a curiosare se vi va. L’unico rischio che correte è quello di rimanere ammaliati dal fascino di IO E LUNA e del Suo Chef.

Rougecomunicazione.it crea siti web, basati su  posizionamenti solidi e brand identity di valore, come solo una Agenzia specializzata in Food Marketing e Comunicazione Food è in grado di fare.

Vi è piaciuto questo articolo? Consigliatelo!

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crea siti web, basati su  posizionamenti solidi e brand identity di valore, come solo una Agenzia specializzata in Food Marketing e Comunicazione Food è in grado di fare.

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La gastronomia piemontese, dal 1969. 

Prendersi cura di un marchio, o meglio ancora di una famiglia che da tre generazioni valorizza il patrimonio gastronomico piemontese, è stata una bella sfida.

Analisi

L’analisi dei fattori interni ha riguardato l’assortimento, la suddivisione per category e le caratteristiche distintive dell’offerta, i Valori aziendali e l’identità del Brand super consolidata. L’analisi esterna ci ha consentito di individuare i principali Competitors, di visualizzarli nel Banco Gastronomia e nei frigoriferi del libero servizio in tutte le Insegne dove il marchio Belmonte è presente, prendendo in esame i differenti format per superficie.
Abbiamo così rilevato gli assortimenti, il posizionamento di prezzo, le tipologie di supporto packaging e l’approccio alla Comunicazione di Brand e Prodotto, così come l’eventuale presenza di strumenti di comunicazione sul punto vendita.

Strategia e studio del nuovo posizionamento del brand

Lo studio dei dati ci ha permesso di individuare:
1. l’attuale Posizionamento del Brand verso la Concorrenza;
2. Lo Studio del Nuovo Posizionamento desiderato da Belmonte e confermato dall’Analisi, la Strategia di Comunicazione e le Azioni che passo porteranno il marchio Belmonte a raggiungere la posizione individuata.

In questa prima fase del nuovo corso, abbiamo proposto lo Studio di Redesign del marchio, attraverso un’esplorativa dettagliata che evolve dalla proposta più conservativa a quella che avremmo creato oggi, se ci fossimo occupati di un progetto nuovo.

Il nostro consiglio, che la Società ha accolto, è stato quello di ragionare solo sulle proposte di fascia media, tese a conservare, migliorando visibilità e leggibilità, attraverso un approccio moderno, semplice ed incisivo, che ci ha permesso di valorizzare la storicità del marchio con l’aggiunta della tag line “gastronomia dal 1969”

Il packaging

Premessa e punto di forza della Marca è la massima freschezza del prodotto consegnato quotidianamente e direttamente su ciascun punto vendita e cucinato “on demand” ovvero sull’ordinato del giorno. Zero scorte.
Questo sistema di produzione necessita della personalizzazione just in time delle informazioni presenti su ogni singola etichetta, attraverso l’utilizzo di una Base neutra da personalizzare in linea in fase di confezionamento del singolo prodotto.
Ecco perché il nostro intervento di attualizzazione si è concentrato esclusivamente sul rafforzamento della presenza del Brand e su una leggera operazione di “pulizia e semplificazione”, mantenendo invariata la copertura della vaschetta per lasciare in trasparenza l’appetite appeal del prodotto, perché con Belmonte la freschezza ha un sapore unico!

La costruzione della Brand Identity generale (identità del marchio) ci ha permesso di ridefinire completamente lo story-telling del marchio Belmonte per poi di declinarlo in modo coerente, su tutti gli strumenti di comunicazione realizzati.

Il messaggio scelto per veicolare il nuovo posizionamento è “La freschezza ha un sapore unico”

che racchiude tutta l’expertise Belmonte e costituisce il vero punto di forza della Marca:
proporre un prodotto secondo il modello “just in time”, sempre fresco perché lavorato solo su ordinazione, entro 24H.

Il racconto parte sempre da qui e il messaggio-chiave campeggia su tutti gli strumenti realizzati assumendo il ruolo di Head-line che introduce il racconto per poi svilupparlo in chiave tecnica e commerciale nello strumento B2B ed in chiave più advertising e colloquiale negli strumenti B2C.

La Comunicazione B2B: il nuovo Folder Vendite

È lo strumento che la Società di ha chiesto di ragionare a supporto del Team Commerciale.

Strumenti punto vendita B2C

La Marca, presente nelle migliori insegne della GDO Nord-Ovest necessitava di una valorizzazione strategica e di maggiore impatto all’interno del suo più importante touch-point, lo Store.
Abbiamo quindi proposto, studiato e realizzato una serie di strumenti che hanno l’obiettivo di catturare l’attenzione del consumatore accendendo i riflettori sulla Marca e sul Prodotto proprio là dove esso è esposto, ossia nel frigo vasca per il libero servizio e nel Banco Gastronomia per lo sfuso.
Facendo come sempre attenzione al rapporto costo/beneficio e agli spazi che ogni strumento richiede al punto vendita di mettere a disposizione, abbiamo realizzato:

i pieghevoli ed il Display consumer che rafforzano il concetto di Freschezza in modo molto incisivo attraverso la contrapposizione 100% freschezza – 0% conservanti aggiunti e le Cartoline Consumer che suggeriscono gli abbinamenti dei piatti e le occasioni di consumo. Tutti questi strumenti sono compatti e leggeri e possono essere utilizzati sia sul Banco Gastronomia che sulle superfici piane dei banchi frigo, ove presenti.

Gli strumenti a supporto delle Promotion-in-store

Il totem e il banchetto, unitamente agli strumenti già descritti, supportano l’attività della Promoter dando visibilità all’iniziativa promozionale e comunicando tutti i messaggi chiave del nuovo Posizionamento.

Immagine coordinata

L’ identità della Marca si rafforza, tutto è coordinato e il messaggio è chiaro: 

Belmonte, Gastronomia piemontese dal 1969 è storia, è freschezza, è praticità
e appetite-appeal.

La Libertà sorride al Coraggio

# 1 / Crediamo nella diversità come unicità, siamo persone, siamo umani e dopo azienda. # 2 / Un collage di sorrisi che ogni giorno si scambiano forza, coraggio, determinazione.# 3 / Perché è il Team il porto sicuro in cui tutto si forma e da cui tutto parte. # 4 / Perché siamo fortunati, fortunati di creare con esperienza idee, mondi, emozioni. # 5 / Il Food ci accompagna dal giorno Ø (siamo italiani d’altronde!), ed assaporiamo il gusto in ogni sua sfumatura. # 6 / Pensiamo che la gentilezza sia potente, molto più dell’Arroganza e della forza, amiamo prendere a cuore tutte le persone intorno a noi, clienti e collaboratori. # 7 / Crediamo nel fare “le cose fatte bene”, con la giusta attenzione, con grande passione, nei tempi giusti. # 8 / Cresciamo giorno dopo giorno, insieme, umanamente e professionalmente in un viaggio morbido, che ci godiamo con serietà e divertimento.

La strada per la vittoria è lunga
ma siamo pronti,
siamo Rouge.

Diventando costruttori e custodi di fiducia, una scelta identitaria ancor prima che di business

Non è una novità, la Comunicazione unilaterale è finita da un pezzo. L’era digitale ha modificato profondamente la comunicazione di marca e prodotto, trasformandola in un dialogo aperto e senza filtri.
Dialogare in modo aperto e sincero è una grande opportunità per conoscersi meglio, comprendersi ogni giorno di più e costruire un rapporto di fiducia. Vale nelle relazioni interpersonali, all’interno dei team e vale sempre di più nel rapporto tra Marca e Consumatore.

Oggi è impossibile costruire e crescere senza una Strategia di Comunicazione

Spesso le Aziende sottovalutano l’importanza di investire in Comunicazione Strategica. Investono in capannoni, macchinari e (speriamo) persone di valore, ma continuano a considerare la Comunicazione un costo, se non addirittura una inutile tassa da pagare.

Mi faccio una domanda. Quanto vale il rischio di una comunicazione assente (il silenzio è una forma di comunicazione), incoerente o completamente sbagliata rispetto alle reali caratteristiche dell’offerta, al target obiettivo e ai trend?

Quanto vale il rischio di esporsi ad un dialogo con la mitica Signora Valeria, oggi munita di smartphone, super attiva su tutti i Social Media, velocissima a digitalizzare il suo pensiero, arrivando impreparati e confusi?

Entrambi i rischi risultano spesso NON CALCOLATI e nella migliore delle ipotesi rappresentano opportunità mancate, nella peggiore perdita del valore acquisito. Eppure il marchio rappresenta un bene immateriale, iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale del Bilancio aziendale. 

A differenza dei beni materiali, soggetti ad usura e obsolescenza, il marchio può solo acquisire Valore se gestito correttamente.

Come si fa?

Non voglio propinarvi teoria, ma ragionare insieme a Voi con esempi concreti.

Galup

Sono piemontese e ho due marchi scolpiti nella memoria fin dalla tenera età. Mio nonno, che parlava solo in dialetto, per dire che un cibo era una vera ghiottoneria lo definiva Galup. Per dire che un prodotto era di qualità vera diceva “è marca Leone“.

Due marchi storici, da sempre per noi piemontesi top of mind per bontà e alta qualità.

Avete mai visto gli spot di Macario? Io adoro quello in cui lui, seduto ad un tavolino della storica Pasticceria Pinerolese, con un bel panettone davanti, racconta di Monsù Ferrua, saluta tutti i notabili di passaggio, commentando con il suo spirito sabaudo e il sorriso malizioso (“Madamin Rosa… ma che bela carosserìa…”) e poi attacca a descriverne la bontà, in modo semplice e diretto: “farina, uva sultanina, burro, uova, frutta candita e crema di nocciole Piemonte per la famosa copertura croccante che fa di Galup “la parte alta del Panettone”! Personaggio noto, simpatico e genuino che conquista subito la fiducia dei consumatori di allora e anche di quelli di oggi.

Pastiglie Leone

Avete mai letto il libro che racconta la storia delle Pastiglie Leone? Grazie all’eccezionalità del suo testimonial, niente di meno che Camillo Benso Conte di Cavour, la marca Leone si è potuta permette questo storico slogan: “L’Italia non era ancora unita, ma le pastiglie Leone c’erano già!” Cavour era solito schiarirsi la gola con le gommose di liquirizia alla violetta durante i suoi interventi al Parlamento Subalpino, tanto che la pastiglia venne soprannominata “senateurs”.

Anche qui, una forza identitaria forte delle sue radici storiche, fatta di coraggio, lungimiranza e temerarietà. Unitamente alla dolcezza delle pastiglie, ai packaging curati e raffinati che amplificano e sostengono la forza del suo racconto, parliamo di un brand che ha fatto della verità, dell’esperienza e della qualità il suo marchio di Fabbrica. Un marchio di Valore, che la famiglia Monero ha recentemente passato di mano.

Due storie vicine, dove la centralità del posizionamento era (ed è) la bontà del prodotto, la sua qualità, determinata da anni di esperienza e dedizione. Storie di uomini, di donne, di sogni, sacrifici e passione.

Guardateli adesso e vi accorgerete come il racconto ha modificato il suo tono di voce, pur rimanendo fedele alla storia, come il packaging si è rinnovato ed ha adeguato il linguaggio, come i messaggi vengono declinati in modo coerente sui nuovi canali digitali. E come i vecchi cari ingredienti del Panettone Galup vengono valorizzati attraverso visual che esprimono genuinità e origine della materia prima, tradizione e legame con la cultura enogastronomica piemontese. 

Tutto straordinariamente vicino alla storia e aderente ai trend più performanti del momento.

Cioccolato Guido Castagna

Ora una storia diversa, quella del cioccolato di Guido Castagna, qui la storicità non esiste, ma l’identità di marca è costruita a regola d’arte e poggia su Valori attuali e concreti.
Cosa c’è di più concreto dell’Uomo? Il protagonista, cioccolatiere di spicco, che mette al centro una profonda cultura del cioccolato e della materia prima, che si pone autorevolmente umile di fronte alla magia delle fave di cacao che trasforma con cura e rispetto. Lo stesso che riserva a chi lavora al suo fianco.

Innovazione con radici profonde la definirei, così Guido racconta sul suo Web la storia del Guinott, il piccolo gianduiotto che traduce in 7 g di pura finezza l’equilibrio perfetto tra la dolcezza della Nocciola Piemonte IGP (Origine Certificata con il marchio di Garanzia Indicazione Geografica Protetta) e il Cacao, Chuao del Venezuela.
Un’invenzione, un nuovo metodo di lavorazione che si è tradotto in macchine costruite appositamente, avvolto in un nome che significa Piccolo Gianduiotto, ma anche “giovnòt”, un giovanotto Piemontese, tanto innovativo quanto legato alla tradizione della sua terra. Esperienza, passione, tenacia, innovazione, tracciabilità garantita delle materie prime.

Tanti riconoscimenti importanti per un cioccolato buono in tutti i sensi, per il gianduiotto del futuro, ancorato alle radici della sua terra d’origine.

Mutti

Che dire di Mutti? Che è molto più che pomodoro, ovvio. Che si è superato con il Cortometraggio “UGO, STORIA DI UNA PICCOLA GRANDE IDEA” andato in onda il 1 Marzo scorso. Un lavoro e un budget straordinari (30 milioni di Euro) che emoziona dal primo all’ultimo istante. Parma, primi del ‘900, Ugo bambino-inventore che, per conquistare il suo giovane amore, costruisce oggetti dolci e innovativi, nessuno dei quali colpisce nel segno, fino al mitico tubetto di concentrato di pomodoro con il tappo-ditale. Una storia d’amore e passione, che si conclude con uno slogan davvero coinvolgente: “l’innovazione è come l’amore, vince chi non si arrende”.

La passione, la tenacia e l’intuizione di un piccolo grande uomo che ha portato in milioni di cucine l’intatta freschezza del pomodoro, la praticità d’uso e uno strumento semplice come il tappo da utilizzare come ditale nei lavori di cucito. Storia, freschezza, qualità, praticità, ri-uso. Che ne dite? Ci riconosciamo in questi Valori? 

Sarà alla coerenza che questo Brand deve il successo che oggi consente di raccontare la sua storia così bene? 

Apple

Infine, con un ultimo esempio, molto lontano dal mondo dei Brand con cui ci confrontiamo quotidianamente, che cito per evidenziare le analogie dei Valori che fondano il posizionamento di questa Super Marca, famosa nel mondo. Tecnologia e Design al servizio dell’uomo di oggi. La storia di Steve Jobs affascina, libri e film che raccontano un personaggio eclettico, capace, quel “uno su milioni” che fa la storia. Innamorato della bellezza che ricerca nell’essenza e nella pulizia per la massima fruibilità. Alta tecnologia che emoziona, performance straordinarie, esperienze d’intuito. Servizio impeccabile. Fiducia incondizionata conquistata da tempo e con il tempo, con una chiara e lungimirante strategia di comunicazione, curata nel minimo dettaglio di prodotto, confezione, store e approccio digitale a 360°. Certo, parliamo della Coca Cola dei computer, ma non è sempre stato così e tutti conosciamo la storia del mitico garage e dei due giovani guidati dalla passione per un progetto.

Conclusioni

Dove ci porta tutto questo? Rispondiamo alla domanda che titola questo lungo excursus. L’identità di marca si costruisce su Storie che generano emozione, empatia e coinvolgimento. Storie di uomini e donne, dei loro sogni, dei sacrifici di ieri e di oggi, storie d’amore e di passione nelle quali le persone hanno voglia e bisogno di riconoscersi.

Storie fatte di verità, genuine e sincere, dove la qualità è quella che si racconta e rispecchia i desideri più o meno consci delle persone, che le statistiche definiscono trend.

La strategia deve costruire un racconto coerente, da divulgare su tutti i Canali disponibili, creando una identità di marca solida, che non può essere smentita da nessuna Super Valeria versione Digitale, perché Valeria si sente parte del progetto, ne condivide i valori e usufruisce di sapori, qualità vera e servizio vero. Perché Valeria ha provato e sa che è tutto vero. E se Valeria si confonde, vuol dire che qualcosa non ha funzionato ed allora torniamo da lei con la risposta giusta, quella che spiega in modo semplice e umile.

Non è poco e non è semplice state pensando.

No di certo, ma è efficace e profittevole ed è la ragione per la quale esistono le realtà come la nostra, professionisti guidati da esperienza, passione e da un grande sogno.

Ma questa sarebbe un’altra storia.
Ve la racconto la prossima volta.

Mai come di questi tempi è importante raccontare storie di successo.

Ispirarsi a chi ce la fa, in poco tempo e bene.

A ben guardare di storie di successo ce ne sono e non sono neanche poche, ma qual è il denominatore comune del successo di queste imprese?

Per rispondere a questa domanda, partiamo da un esempio concreto; abbiamo scelto Babaco Market, la start-up digitale, nata a maggio 2020 (nel boom della pandemia) che in meno di due anni è già a impresa digitale di successo.

Francesco Giberti, Amministratore Delegato dell’azienda, intervistato da SOLE 24 ORE per il podcast Stories di successo (che ascolto sempre con grande interesse perché è un’iniezione di ottimismo e fiducia) racconta come è nata l’idea e come funziona l’e-commerce della frutta e verdura salvate dallo spreco, che sostiene gli agricoltori e porta sulle tavole prodotti di stagione freschi e buoni che a causa di piccoli difetti estetici (di buccia, forma o misura) non vengono accettati dai canali tradizionali, come i Supermercati.

Il successo è decretato dai numeri: 140 tonnellate di frutta e verdura salvate dallo spreco in un anno, più di 2.000 utenti attivi, più di 20.000 consegne, più di 40 comuni serviti, con un tasso di crescita che si esprime in un +30% in termini di numero utenti e +54% in termini di ordini e fatturato, su base media mensile.

Proviamo a capire. Perché funziona?

Conoscere il mercato di riferimento e saper cogliere i trend

Sappiamo che la Pandemia ha accelerato gli acquisti on-line anche nel comparto alimentare. Sappiamo che il delivery continua a crescere in tutti i comparti e in special modo nel food-delivery.

Sappiamo che l’attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e della lotta allo spreco sono un’esigenza concreta e urgente che rappresenta un trend in forte crescita, grazie alla sempre maggiore sensibilità del grande pubblico. Lo stesso si può dire per la qualità del cibo (intesa come genuinità), l’origine (meglio se Italia), le filiere corte (meglio se tracciate dal campo alla tavola). La citiamo per ultima, ma non meno importante: l’attenzione al prezzo.

Stiamo parlando di un e-commerce che propone: frutta e verdura di stagione, 100% Italiana, di forma e tipologia originali, che puoi ricevere una volta alla settimana o due volte al mese sottoscrivendo un abbonamento (tipo Netflix o Spotify), risparmiando il 30% e stando comodamente a casa tua.

Sembra il perfetto mix dei trend più forti del momento. Basta dunque annusare il mercato e saper cogliere tutti i trend per avere successo? Sarebbe fantastico, ma non basta.

Le buone idee sono soltanto buone idee senza strategia.

Occorrono altri ingredienti, per la precisione 3, tutti ugualmente fondamentali:

le persone: il team, motivato, affiatato e skillato. Il team non è solo quello interno all’azienda, ma si compone di tutti i professionisti che possono sostenerla nella creazione e nella crescita.

idee chiare, che si traducono in: una strategia di marketing capace di individuare nella giusta value proposition il posizionamento vincente; una strategia di comunicazione in grado di tradurlo in identità di marca forte e chiara, che con pochi e semplici elementi è capace di far arrivare al consumatore target (o buyer personas) i vantaggi che fanno la differenza tra la tua proposta e i miliardi di altre proposte simili alla tua.

capitali: meglio se da investitori privati, fondi di investimento o crowdfunding

Ecco gli ingredienti o fattori del successo.

Come abbiamo già detto, ognuno di essi ha lo stesso peso specifico. Nel nostro elenco però, non a caso, abbiamo citato prima di tutto le persone, perché da queste, dalla loro intraprendenza, positività e capacità, possono dipendere gli altri due fattori.

Strateging© è il nostro metodo di Studio del Packaging Design che permette di applicare gli strumenti del Marketing Strategico alla creazione del Packaging.

È una tecnica di Marketing messa a punto per lo sviluppo della confezione, con l’obiettivo di individuare il Posizionamento del Prodotto attraverso gli elementi che lo differenziano da tutti gli altri prodotti della sua categoria nel mercato di riferimento.

Il metodo è stato elaborato sulla scorta della profonda conoscenza del Mercato Food&Beverage Italiano del nostro Fondatore, che ha al suo attivo 25 anni di carriera nel Marketing di Aziende di Food Italiane e importanti Agenzie di Comunicazione Torinesi. 

Del mercato Food Italia conosciamo la storia, le dinamiche evolutive, le regole del gioco e ci aggiorniamo costantemente sui trend.

Tutto ciò ci permette di muoverci con disinvoltura tra i vari Canali, dal Largo Consumo, al Retail Specializzato (bio-shop; farmacie) fino al mondo HO.RE.CA.

Lo studio si basa sulla costruzione di un Posizionamento di Marca e Prodotto che noi definiamo SOLIDO e SOSTENIBILE.

Solido perché è il risultato di un approfondito processo di Analisi:

Sostenibile perché:

L’analisi prende in esame i seguenti fattori, proprio nell’ordine in cui andiamo ad elencarli

  • Brand, Prodotto, e Value Proposition
  • Buyer Personas e Bisogni/Desideri espressi ed inconsci
  • Mercato
  • Competitors
  • Scaffale
  • Posizionamento Unico e Valoriale
  • Compliance Normativa
  • Supporto
  • Sostenibilità Ambientale
  • Size
  • Shape
  • Design

La tecnica, che si avvale anche delle nuove conoscenze in ambito di Neuromarketing ci permette di definire la scelta di lay-out, colori, visual, informazioni testuali, loro posizionamento, le dimensione e il font. In questo modo possiamo trasferire gli elementi del vantaggio competitivo (o Value proposition) individuati come “chiave di posizionamento” sulla confezione, dotandola di tutte le leve utili a vincere la battaglia sullo scaffale. La confezione così realizzata arriva al consumatore attraverso messaggi verbali e non verbali, ognuno dei quali è studiato per rispondere a precisi obiettivi di conquista: visibilità, appeal, fiducia, coerenza con la Marca.

Il Design è l’ultimo tassello, non il meno importante, perché costituisce la risultanza di tutti i fattori, lo strumento di comunicazione che dovrà conquistare e convincere in pochi secondi.

Il nostro sistema rivoluziona l’approccio creativo.

Per ogni progetto di Packaging Design, entrano in gioco due team: il team Marketing e il team Creative e il progetto prende vita sviluppandosi in 5 fasi:

PERCHE’ INVESTIRE SUL PACKAGING AVVALENDOSI DI PROFESSIONISTI SPECIALIZZATI?

Perché al primo acquisto, la nostra Buyer-persona non compra il prodotto, compra il packaging.

Perché dal secondo acquisto in poi, il packaging diventa elemento di distintività e riconoscibilità, nel tempo vera icona della Marca.

Controlla la checklist dei 6 attributi fondamentali di un packaging che vende.

Il packaging è uno strumento di comunicazione di massa tra i più pervasivi, ma le sue potenzialità sono troppo spesso sottovalutate.

Il Packaging deve vincere ogni volta la battaglia più breve della storia: pochi istanti.

Scaffali e vetrine e-commerce rispecchiano l’abbondanza di proposte cui siamo sottoposti ogni giorno.
Il momento dell’acquisto non sempre (o forse quasi mai) concede il giusto tempo per catalogare i numerosi messaggi che ci bombardano. La scelta, se non determinata a priori (lista spesa, abitudine di consumo consolidata ed inamovibile) è istintuale (nessuno ha voglia, tempo e nemmeno la capacità di intercettare, catalogare ed analizzare la mole di informazioni che ci travolge davanti ad ogni singolo scaffale).

Pochi secondi ed il prodotto è nel carrello.

Check-list dei 6 attributi fondamentali di un packaging che vende

  • Il tuo packaging ha la forma giusta per essere esposto correttamente a scaffale?
  • Per differenziarsi nel suo contesto competitivo ed essere intercettato?
  • La sua size impression è vincente? È coerente con la Battuta di Cassa?
  • La sostenibilità è un fattore competitivo determinante per il tuo prodotto e la tua Marca, oltre che un impegno morale verso l’ambiente. Saper selezionare le migliori soluzioni in termini di sostenibilità/costo significa proporsi al mercato responsabilmente a tutto vantaggio dell’immagine della Marca
  • Conoscere il mercato di riferimento (qui parliamo di food), analizzare lo scaffale (o le vetrine e-commerce) dove il nostro pack giocherà la sua battaglia è fondamentale. Questa analisi dettagliata si inserisce nel contesto più ampio dell’analisi strategica che porta al posizionamento di Marca ed è fondamentale
    avere le idee chiare prima di ragionare sul qualsiasi soluzione. Conoscere i fondamentali di Neuro Marketing può fare una grande differenza.
  • Il design è l’elemento chiave del fattore appeal e visibilità. L’obiettivo del design si riassume nelle quattro “I”: intercettare-incuriosire-infondere sicurezza-invogliare.

  • Il design deve valorizzare il prodotto e il brand (in coerenza con il posizionamento definito)

  • I criteri di segmentazione tra prodotti del medesimo category che condividono lo spazio a scaffale (esempio linea di biscotti) deve essere chiaro, di facile
    comprensione.

  • Il design diventa un fortissimo strumento di interazione: grazie alle personalizzazioni,
    raggiungibili, anche con Volumi ridotti, attraverso la stampa Digitale con cui è possibile modificare elementi del racconto (visivi e testuali) per intercettare consumatori differenti.

  • Il design riguarda l’intero Packaging lay-out, non solo il facing esposto a scaffale.
    La forza di un lay-out studiato come si deve, permette di valorizzare marca e caratteristiche di prodotto in modo chiaro e coinvolgente, tenendo conto delle gerarchie di informazioni derivanti dal Posizionamento di Marca/Prodotto. Gestire uno spazio per il Riciclo o per attività promozionali collegate alla Strategia Digital della Marca, rafforza fiducia e interazione con la Buyer Persona.

  • Inserire il giusto claim, in linea con i trend, il Posizionamento ed i Valori del Brand è fondamentale ed è importante farlo conoscendo bene il perimetro definito dalla compliance Normativa cui il prodotto fa riferimento
  • La rispondenza alla Compliance di riferimento è importante per tutte le informazioni presenti sul packaging, sia quelle obbligatorie che volontarie. Sapere come muoversi in questo contesto è sinonimo di serietà e tutela verso le persone che scelgono il prodotto e verso il proprio Brand.
  • La preparazione del file eseguibile in stampa è l’ultima fase del progetto, ma non la meno importante, soprattutto per fare saving di costo.

  • Ottenere e saper interpretare in modo corretto il tracciato di fustella e gestire la selezione dei colori tenendo conto delle tecniche di stampa, delle rese e dell’impatto sui costi di impianto, significa tradurre a scaffale quanto più fedelmente possibile il design approvato e significa risparmiare sui costi di
    lastre, gomme e clichè.

Il packaging genera valore

In un’epoca di ipercompetitività dei mercati farsi spazio tra la concorrenza per attrarre l’attenzione del consumatore è sempre più difficile.

Per questo motivo, il packaging ha superato la semplice funzione di imballo protettivo, acquisendo la connotazione strategica di strumento informativo e persuasivo, in grado di far emergere la Marca rispetto a quelle rivali. Partendo da questo assunto diventa chiaro come le informazioni inserite nella confezione, unite al design grafico, assumono una grande importanza nella creazione di valore.

Il richiamo al tricolore rappresenta uno dei concetti più utilizzati per raggiungere tale obiettivo.

Il Made in Italy

Come testimoniano i dati raccolti dall’Osservatorio Immagino, il tema dell’italianità accomuna il 25,2% dei prodotti a scaffale e incide per il 24,4% sul fatturato del largo consumo. In altre parole, un articolo su quattro acquistato all’interno della Grande Distribuzione riporta sull’etichetta un riferimento al Belpaese, per un giro di affari complessivo superiore ai 7 miliardi di Euro.

Tale ricerca identifica i tre claim più performanti: la raffigurazione della bandiera italiana, “100% italiano” e “prodotto in Italia”, quest’ultimo in calo rispetto agli altri due come conseguenza di una minore distintività. Positivi anche i risultati delle indicazioni d’origine, con le diciture DOCG e DOC a guidare la crescita delle vendite, seguiti da DOP e IGP (in leggera diminuzione nell’ultimo periodo).

Nella fase di valutazione del prodotto, il “Made in Italy” si conferma strategico per posizionarsi efficacemente sul mercato creando associazioni positive tra gli acquirenti. Parliamo del cosiddetto Country of Origin Effect (COO), inteso come l’attribuzione da parte del consumatore di un differente valore al prodotto, positivo o negativo, a seconda del suo paese d’origine. La forza della “Country Image” risiede proprio nel suo costrutto: una dimensione cognitiva (l’insieme delle opinioni e credenze su uno specifico Paese) e una dimensione affettiva (il valore emozionale che il Paese suscita). L’Italia evoca nella mente delle persone diverse caratteristiche, tra le principali: buon cibo, qualità artigianale, cultura, stile di vita, bellezza paesaggistica. Tutto ciò contribuisce in maniera significativa a differenziarsi dalla concorrenza, generando un vantaggio competitivo.

Purtroppo, non è tutto oro quel che luccica.

The “Italian Sounding”

Con l’avvento della globalizzazione, a testimonianza dell’enorme valore attribuito al “Made in Italy”, è sempre più frequente  il fenomeno denominato “Italian Sounding”.

Consiste nell’utilizzo improprio della reputazione e l’attrazione tipica del nostro Paese nel mondo, per commercializzare prodotti che differiscono con l’autenticità e la qualità nostrana, danneggiando così una parte sempre più consistente dell’economia Italiana e delle sue esportazioni.

Tale pratica costituisce una delle principali cause di ridotta incidenza dell’export sul fatturato: secondo l’indagine di Coldiretti, solo per il settore agroalimentare, il valore di queste imitazioni è salito ad oltre 100 miliardi di euro, con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio.

Questi dati derivano, paradossalmente, dalle “fame di Italia” nel mondo, dove i principali centri sono rappresentati da Paesi avanzati quali Stati Uniti, Canada e Australia. In testa alla classifica degli articoli più taroccati, sempre secondo la Coldiretti, troviamo formaggi, salumi, vini e conserve (davvero famosi i casi di Parmesan, Zottarella e Spagheroni).

Durante la fase d’acquisto le persone vengono a contatto con un elevato numero di informazioni, per questo motivo tendono inconsciamente ad effettuare un processo di selezione basato sulla loro esperienza: si tratta di un meccanismo automatico (bias cognitivo) attivato dalla mente per proteggersi dall’estrema esposizione pubblicitaria cui è sottoposta anche all’interno dei punti vendita. Su questa “debolezza” e su altri limiti dell’attenzione come la fretta o la scarsa conoscenza, fanno affidamento etichette e confezioni che propongono denominazioni, combinazioni cromatiche, riferimenti geografici e marche in grado di richiamare all’Italia, senza tuttavia appartenere al sistema produttivo nazionale, permettendo alle aziende di collocare gli alimenti su fasce di prezzo superiori.

Soluzioni ed interventi

Fortunatamente, negli ultimi anni diverse leggi sono state approvate per combattere questo fenomeno in forte espansione, al fine di incentivare la tutela e la valorizzazione del Made in Italy nel mondo. In particolare, la legge sulle semplificazioni del 1° febbraio 2019 ha stabilito l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, così da aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, mentre il Decreto Crescita del 1° Maggio 2019 ha assicurato ai consorzi nazionali un’agevolazione pari al 50% delle spese sostenute nella tutela legale dei prodotti italiani nel mondo.

Infine, il contrasto alla concorrenza sleale deve passare inevitabilmente dall’innovazione digitale, grazie alla quale è possibile garantire il tracciamento dell’intera filiera agroalimentare. Per tracciabilità si intende la capacità di seguire i movimenti di un alimento rispetto a qualsiasi punto della sua catena produttiva: selezione della materia prima, produzione, trasformazione, distribuzione, eventuale importazione e vendita al dettaglio.

Tutti interventi che hanno l’obiettivo di sostenere il MADE IN ITALY nel mondo, consapevoli che il commercio Estero è fondamentale per la crescita del Paese e lo sviluppo sostenibile dei territori.

Che cosa accomuna queste attività di Food Rebranding?

La prima risposta è la notorietà dei Brand coinvolti, tutti in posizione di Leadership nei rispettivi segmenti di mercato.

  1. SAMMONTANA: l’anno scorso ha rilanciato il mitico stecco, presentando GRUVI che interpreta in chiave innovativa la Tradizione del gelato all’Italiana.
  2. BAHLSEN: storico Brand Tedesco di Biscotteria ha presentato il suo progetto di Redesign generale ad aprile
  3. GRUPPO ZUEGG: ha presentato a maggio il nuovo packaging dei succhi SKIPPER accompagnando l’operazione di Redesign con la campagna YOU ARE THE SKIPPER, on air in questi giorni.
  4. MOLINO ZANONE: leader italiano nella macinazione di Castagne e Ceci, nel 2018 ha presentato il Redesign generale della sua linea di Farine, avvalendosi del nostro Studio.

Ma c’è di più. Ciò che vedo io (e mi piace) è l’impatto del Brand ottenuto attraverso una gestione del Brand-Space moderna, energica e altamente distintiva.

Questi esempi di packaging design celebrano il marchio riservandogli uno spazio così ampio da permettergli di condizionare in modo determinante il design dell’intera confezione. Ciò che li accomuna è la voglia di rompere gli schemi, dando al Brand e al Visual pari importanza e centralità.

È qui che la magia si compie, perché la sovrapposizione non disturba, non confonde, ma valorizza tutti gli elementi: il marchio, il prodotto e l’ingrediente caratterizzante non si mettono in fila per spartire lo spazio in base alla gerarchia definita dall’importanza dell’informazione, ma condividono lo spazio al centro della scena.

L’approccio è interessante non solo dal punto di vista dell’impatto a scaffale, ma in quanto espressione dell’efficacia del packaging design come strumento di Comunicazione di Massa completo, ovvero in grado di affermare contemporaneamente:

  • il Brand ed i suoi Valori (innovazione, storicità, prestigio. naturalità)
  • l’appeal del prodotto (gusto, bontà, raffinatezza, freschezza)
  • l’ingrediente principale, che viene esaltato e valorizzato non solo come elemento di gusto, ma come segno distintivo e valore aggiunto in termini di Qualità percepita

Mi piace chiudere questa breve analisi ribadendo l’importanza del Packaging Design come strumento di comunicazione che troppo spesso viene sottovalutato e che invece è assolutamente all’altezza di ogni altro Mass Media in termini di valore, pervasività ed efficacia.

56 Leads super-profilati con budget 250 Euro?

No, lo screen sopra non è photoshoppato 😂, può confermarvelo Chiara Limentani, Linkedin Marketing Expert, che ringraziamo per il prezioso supporto e continuo scambio di idee in questi mesi.

I dati di apertura e quelli che vi mostreremo di seguito, sono quelli della Campagna “Un viaggio nel Food Design Inspired by Italy, realizzata per la nostra Agenzia.

Come per tutte le campagne che gestiamo, ci siamo concentrati su 3 aspetti chiave:

  1. IL CONCEPT: coerente e coinvolgente per il nostro Target Obiettivo (Imprenditori e Marketing Manager).
    Il contenuto è il motore: deve essere coerente con la nostra attività e potente per attrarre e coinvolgere la nostra Buyer Persona
  2. Il BUDGET CAMPAGNA: la benzina. Bisogna considerare che Linkedin Ads statisticamente, per performare, necessita di un investimento giornaliero di € 25,00-30,00 per un arco temporale minimo di 20, 25 gg. Perché? Le ragioni facilmente intuibili risiedono nel comportamento dell’utente Linkedin che è molto differente da quello dei canali Social di Massa e intrattenimento, come Facebook, Instagram, TikTok. Ci rivolgiamo ad un professionista impegnato, che non si collega di continuo, magari nemmeno quotidianamente. È attento a selezionare i contenuti e dedica la sua attenzione solo a quelli che sono in grado di far percepire un Valore per la sua attività.
  3. Il MESSAGGIO: una cosa è certa: il detto “Content is the King” in questo Canale è ancora più vero. Trovare il giusto mix tra impatto, coerenza e percezione di Valore non è certo semplice, per questo è importante affidarsi ai professionisti. Il Copy, il Ton of Voice, la Call to Action e il Visual sono gli strumenti che abbiamo a disposizione e devono essere impiegati ad arte. L’acquisizione di un Lead di qualità (nel nostro caso un contatto mail e/o un numero di cellulare) è il risultato di un processo strategico che presuppone una conoscenza del Target molto profonda, che va oltre la tipologia per stabilire il livello di “maturità” di ascolto e percezione.
    È necessario delineare un percorso che passa per la conoscenza, l’approfondimento ed il rilascio di Valore concreto ed immediatamente fruibile verso la nostra Buyer Personas.

In base alla definizione della Buyer Personas tipo che intendiamo raggiungere e del processo strategico che ci porterà da lei, abbiamo modulato la nostra Campagna in tre fasi:

L’obiettivo Lead arriva per ultimo, così da rilasciare Valore verso un utente non del tutto “freddo” (grado di maturità) ed il contatto che andremo ad acquisire non soltanto avrà modo di approfondire la conoscenza delle nostre reali competenze, ma entrerà in un sistema Circolare grazie alle attività di Retargeting che possiamo mettere in campo attivando l’Insight Tag (il codice di monitoraggio Linkedin Ads inserito all’interno del nostro sito web) che ci consente di creare e coltivare Pubblici o Audience.

Test & Review

L’attenta fase di Test & Riview è fondamentale per arrivare al risultato. La Campagna deve essere monitorata costantemente e deve superare diverse fasi di Test & Revisione fino ad arrivare all’obiettivo di Performance pianificato in base all’obiettivo (notorietà, traffico, lead).

Ma quali sono le variabili da considerare nel set-up di una campagna Linkedin, e in particolare di una Campagna con obiettivo acquisizione Lead?

Il target

Linkedin Ads mette al nostro arco un bel numero di frecce che ci permettono di colpire con una precisione straordinaria. L’expertise di chi gestisce le Campagne Linkedin entra in gioco ora, nel trovare il giusto mix tra profilazione della Buyer Personas (interessi, qualifiche, settore, anzianità del nostro utente target) e ampiezza del pubblico (superiore a 50-70 mila utenti).

Se saremo capaci di trovare il perfetto equilibrio tra profilazione e ampiezza del nostro Pubblico, la Magia che riusciremo a compiere è quella di portare a casa la maggior quantità di Contatti di Valore per il nostro Business.

Il formato annuncio

ln base al concept di Campagna possiamo immaginare un Layout statico oppure dinamico e per scoprire quale formato ci restituisce maggiori risultati dobbiamo testare, monitorare, revisionare, fino a quando la performance raggiunge l’Obiettivo stabilito a monte.
Il Business Campaign ci permette di utilizzare più grafiche Visual dei Post all’interno di un unico Budget Campagna Linkedin, in questo modo saranno gli utenti Target a decidere per noi qual è il format più performante per il nostro MESSAGGIO.

Obiettivi e Budget

Quanti contatti vogliamo portare a casa attraverso la nostra Campagna? Cerchiamo 10, 100, 1000 nuovi clienti?
Questa è la domanda a cui dobbiamo rispondere per modulare durata e budget di investimento.

Se abbiamo esperienza nella gestione di Campagne Linkedin sapremo che il costo Lead è differente da settore a settore, conosceremo gli indici di conversione per ciascun obiettivo e possiamo (anzi dobbiamo) stabilire a priori il nostro macro obiettivo (n° Lead) ed i micro obiettivi che dobbiamo raggiungere step by step (fasi di campagna) per arrivarci e, considerati gli indici di conversione, stabilire un costo massimo per singolo obiettivo, fino alla definzione del Budget Totale di Campagna.

Facile no? 😇

Conosciamo l’entità del nostro investimento, quindi stabiliamo come impostarlo: budget totale o Budget giornaliero? Un bel dilemma. Niente paura, possiamo impostarli entrambi indicando a Linkedin Ads sia la spesa giornaliera (come anticipato sopra, un minimo di € 25,00-30,00 al giorno) sia la somma massima da non superare.

Tracking delle conversioni

Una volta inserito l’Insight Tag all’interno del nostro Sito o Landing page, possiamo monitorare il numero di persone che tramite la nostra Campagna sono arrivate a destinazione.

Questa funzionalità è molto importante per ottenere da Linkedin Ads i dati demografici e qualitativi del nostro Pubblico, per ampliare le nostre Audience ed impostare le azioni di retargeting.

La Creazione di un MODULO CONTATTI

Perché la nostra Buyer Personas dovrebbe lasciarci un suo contatto (mail e/o cellulare)?
Sappiamo che, nel flusso della nostra Campagna, l’abbiamo intercettata e magari coinvolta a più livelli, ma il professionista è consapevole che rilasciare i propri dati di contatto implica una disponibilità all’ascolto più impegnativa in termini di tempo e il tempo ha un Valore enorme per la nostra Persona.

Ecco perché il nostro “magnete” (contenuto gratuito rilasciato sottoforma di E-book, Dispensa in-formativa, video-corso, Webinar in presenza) deve essere di pari Valore e dobbiamo essere così bravi da renderlo percepibile in una spazio di tempo davvero limitato.

Il nostro Magnete è un e-book, un pdf di 12 pagine circa, da portare sempre con sé, un tascabile digitale dal titolo: “Il packaging sostenibile: scenari e soluzioni”, una vera e propria guida pratica per la scelta delle migliori soluzioni di packaging eco-sostenibile per il Food, presentate e valutate in termini di accessibilità per l’Azienda.

Determinanti:

  • l’aggancio (il copy) che accompagna la proposta.
    Noi abbiamo scelto. “Quanto ne sai di Food Packaging ecosostenibile? E sotto: La pratica guida da avere sempre a portata di mano”.
  • la call to action (cosa chiediamo di fare alla nostra Buyer Personas?). Esempi:
    “Prova adesso” , “Visualizza ora” , “ Scarica ora” , “Visita il Sito Web.
    Noi abbamo scelto SCARICA ORA.
  • MOLTO IMPORTANTE (obbligatorio) è l’inserimento di un URL che porta all’informativa sulla privacy o, in alternativa, l’inserimento diretto del suo contenuto.
  • Infine: non dimentichiamoci di ringraziare la nostra Buyer Personas!

Lanciamo?

Eccoci finalmente al sudato click sul bottone “Lancia Campagna”.
Abbiamo finito? Possiamo passare ad altro rimanendo in attesa dei Lead che ci servono?

Certo che NO! (the show must go on 😂) Ora inizia un’altra fase cruciale: il MONITORAGGIO.

In base agli obiettivi stabiliti per la nostra Campagna Linkedin avremo diversi KPI di monitoraggio. Nel nostro caso, una Campagna con obiettivo LEAD, presuppone il controllo dei segunti indicatori principali:

  • CTR, il Click Trought Rate, è il tasso che indica quanti click abbiamo ricevuto in base alle visualizzazioni (Click Totali/Visualizzazioni)x100
  • CPC, Costo-per-click, quanto ci è costato un click sulla base del Budget Campagna? (Costo Campagna/N°click)
  • COSTO PER LEAD, quanto ci è costato un Lead (contatto e-mail per esempio)? (Costo campagna/N° Lead). Teniamo conto che statisticamente, in base a quanto condiviso con @Chiara Limentani, un costo per Lead medio su Linkedin varia tra i 40 e i 50 Euro (a singolo Lead).
    Tanto? Tantissimo? Niente paura: in realtà il costo Lead è sempre commisurato al contesto di Mercato in cui ci muoviamo (se più o meno affollato di competitors che investono) ed al Valore Economico costituito dalla nostra Offerta.
    Ricordate la domanda inziale? Quanti Lead vogliamo ottenere/ci servono per espandere il nostro Business? Quanto può valore un Lead che ho l’opportunità di trasformare in cliente?
    Cosa rispondereste se qualcuno di vi proponesse di spendere 50,00 Euro per un cliente che esprime un fatturato di 30, 40 o 50 mila € all’anno? Io risponderei: ecco qui 100,00 €!
    Solo in un caso il costo è sicuramente troppo alto: se i contatti che abbiamo raccolto non sono utili al nostro Business. Ma questo succede solo se improvvisiamo.
  • TARGET, l’indicatore più qualitativo, che risponde alle seguenti domande:Chi è la Buyer Personas che ha risposto? Che ruolo ricopre? Il Profilo è completamente o solo parzialmente rispondente al Target Settato ad inizio Campagna?
  • TASSO DI COMPLETAMENTO MODULO LEAD: quanti Professionisti completamente in target hanno deciso di arrivare fino in fondo e ci hanno lasciato il loro contatto? Questo dato ci permette di valutare concretamente la forza del Messaggio e del Magnete che abbiamo messo in campo.

Il Concept, l’idea, l’intuizione, IL CONTENUTO.

Abbiamo visto quante sono le variabili tecniche nel settaggio di una Campagna linkedin, quanto è importante conoscerle e saperle utilizzare perché la loro influenza sull’esito della Campagna è molto importante.
Ora immaginiamo due Campagne lanciate da due Aziende competitor, identici obiettivi, set-up e e Budget: quale sarà l’elemento differenziante?

All’origine di ogni attività di comunicazione di successo vi è un pensiero strategico da tradurre in concept, creatività e contenuto di Alto Valore sostanziale e percepito.

Se stai pensando ad una campagna Linkedin compila il form qui sotto :

la_Stampa_digitale_nel_food_&_Beverage_rouge_comunicazione

Quando il packaging si trasforma in uno strumento di comunicazione one-to-one tra prodotto e consumatore

Ogni packaging con il suo contenuto rappresenta una storia a sé, un’esperienza unica.
La sua creazione è oggetto di analisi e studio, di pulsione creativa e di ricerca del supporto più adatto, fino alla definizione e alla preparazione di un file eseguibile in stampa che l’Agenzia consegna nelle mani dello stampatore scelto.
La stampa è un passaggio chiave della creazione, saper scegliere la tecnica di stampa influisce sul risultato finale e sui costi. Ecco perché è molto importante comprendere le differenti tecniche di stampa ed i loro vantaggi.

Sin dalla sua nascita, il progresso tecnologico e culturale ha influenzato il cammino della stampa e delle sue diverse applicazioni.

LE TECNICHE DI STAMPA

Analizziamo insieme quali sono le tecnologie di stampa più utilizzate oggi per un packaging che farà da contenitore ad un prodotto che si propone al mercato food&beverage.

È importante qui sottolineare che la funzione primaria del packaging è quella di contenere, proteggere e trasmettere le informazioni indispensabili al consumatore affinché possa compiere una scelta consapevole. Ciò che fa del packaging un invincibile strumento di marketing e comunicazione è invece quella di attrarre, sedurre, convincere e indurre alla scelta del nostro prodotto. Il packaging è il principale punto di contatto tra prodotto e mercato e per questa ragione è molto importante curare ogni fase della creazione, dallo studio fino alla stampa.

La stampa flessografica

Chiamata anche Flexo, è un sistema di stampa rotativo diretto.
Vengono utilizzati rulli di gomma chiamati clichè (o gomme nel gergo) che non sono altro che la matrice che, ricevendo una leggera pressione, trasferisce l’inchiostro sul supporto.
È una tecnica tutt’oggi molto utilizzata poiché versatile, consente di stampare su svariati supporti, dal cartone ondulato al cellophane e con inchiostri atossici, requisito fondamentale in ambito alimentare.

La stampa serigrafica

È una tecnica con origini antichissime (dal greco “stampa su tela”), le prime testimonianze risalgono al X secolo d.C. quando gli inchiostri venivano passati su telai di seta. In che cosa consiste? Partendo dal file eseguibile in stampa vengono realizzate le pellicole o lucidi per serigrafia utilizzando computer e appositi programmi con software specifici per la separazione dei colori: in questa fase viene valutato il numero di colori da stampare. In serigrafia ad ogni colore corrisponderà un lucido, ovvero la pellicola in poliestere sulla quale viene stampata ad alta definizione la grafica corrispondente al colore.

Si procede quindi alla preparazione dei telai: i tessuti scelti vengono tensionati su una cornice di metallo e poi, attraverso un processo di fotoincisione, immagini e scritte vengono trasferite dai lucidi al tessuto di serigrafia. Il processo di produzione del telaio può avvenire anche con sistemi di incisione diretta, ovvero digitale, che non prevede l’utilizzo dei lucidi.

L’applicazione nel settore Food&Beverage riguarda soprattutto la stampa su vetro, per la quale si
utilizzano appositi colori in polvere: è possibile stampare tutti i colori desiderati, compreso l’oro (che è proprio oro) e l’argento (che è platino), tenendo presente che alcuni colori non sono miscelabili (il rosso al selenio per esempio non è miscelabile e va sempre stampato puro). Un grosso limite di questa tecnica è la difficoltà di stampa le figure retinate: non è infatti possibile utilizzare retini fini a causa dell’elevata densità del colore. I colori infine non possono essere utilizzati in sovrapposizione perché tutti coprenti (diversa è la serigrafica HD utilizzata sui tessuti, che permette di stampare in quadricromia e di gestire i retini)

La stampa off-set

È la tecnica di stampa più utilizzata e tradizionale nel mondo della Carta (cataloghi, calendari, espositori, packaging) ed è di tipo indiretto.
Perché?
L’immagine non viene direttamente impressa dalla lastra alla carta, ma attraverso un sistema di rulli, così da poter stampare anche su supporti irregolari. Dunque, la lasta in alluminio che è piana sfrutta il meccanismo della repulsione chimico-fisica dell’inchiostro con l’acqua. Le parti in alluminio che non devono contenere inchiostro vengono infatti bagnate dall’acqua e la lastra riceve l’inchiostro solo sulle zone asciutte. La precisione di questa tecnica di stampa è elevatissima, parliamo infatti di micron.

catalogo natalizio la finestra sul cielo

La stampa rotocalco

È una tecnica di stampa diretta con più di 100 anni di vita. Il procedimento è molto semplice, abbiamo un rullo inchiostrato che deposita direttamente l’inchiostro sul supposto. Il rullo è di metallo, solitamente acciaio, ricoperto da un sottile strato di rame che viene appunto inciso. Quanto è più profonda l’incisione maggiore sarà la quantità di inchiostro depositato e dunque l’intensita del colore. Negli ultimi decenni è stata in parte sostituita dalla stampa flessografica, più economica in termini di costi clichè e più flessibile anche per basse tirature.

La stampa digitale

È una tecnica diretta che, rispetto al sistema di stampa tradizionale offset o flessografico, non necessita della preparazione di lastre o matrici poiché l’immagine viene impressa direttamente sul supporto tramite processi elettronici.

 Vengono ridotti in modo drastico i costi di avviamento stampa (quelli relativi ai famosi cliché o impianti di stampa siano essi gomme, lastre o cilindri) e i tempi (per la produzione degli impianti normalmente è necessario considerare dalle 2 alle 4 settimane lavorative, a seconda del supporto), il che rende la stampa digitale una soluzione ideale sia per le piccole e medie tirature, che quando è importante ridurre il time-to-market o effettuare test di mercato in modo più sofisticato e agile. Infine, aspetto non trascurabile, qualsiasi modifica al packaging (pensiamo agli aggiornamenti normativi per esempio) non implicano ulteriori investimenti in impianti stampa.

La stampa digitale non dorme mai

La stampa digitale è un’entusiasmante opportunità, che negli ultimi 25 anni ha visto un’evoluzione tecnologica incredibile. Le nuove tecnologie nella produzione di stampanti (per citarne una “HP Indigo”) stanno cambiando la relazione tra packaging e prodotto (o servizio). Case History di successo come “Le Melinda Piccoline”, o la campagna “Share a Coke” sono esempi che coinvolgono marche di rilievo ed evidenziano come il packaging possa diventare protagonista di un rapporto one-to-one con il consumatore.

Nel caso “Le Piccoline Melinda”, vediamo una stampa diretta su cartone che riproduce grafiche differenti nell’ambito di un concept “Game” studiato per i più piccoli: le confezioni infatti diventano un piccolo bus, un aeroplano, o una nave.

le piccoline melinda food packaging innovativo
Coca Cola, con la campagna “Condividi una Coca – Share the Coke” ha personalizzato le etichette con più di 250 nomi diversi con tirature elevate, cosa che non sarebbe stata possibile prima della Stampa Digitale.
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Le applicazioni appena citate si integrano perfettamente in un paradigma di Sostenibilità e riduzione degli sprechi, ma anche di grande personalizzazione e coinvolgimento tra Brand e consumatore.

Il Digitale garantisce una definizione di stampa molto alta. Le agenzie di comunicazione e design, non dovendo temere problemi di fuori registro, possono lavorare con i colori in modo più libero e creativo, il reparto che si occupa della preparazione del file eseguibile non deve ragionare la selezione del colore in modo macchiavellico al fine di ottenere la miglior resa al miglior costo. Gli stampatori non sono costretti a ripetute calibrature dei colori in fase di avviamento stampa, con conseguente spreco di tempo e materiale. Il cliente è sempre soddisfatto perché il risultato finale corrisponde alla prova stampa (il cromaline digiltale, per l’appunto).

A nostro parere, possiamo definire la stampa digitale un piccolo passo “green” nel mondo della stampa.

Il fatto che vengano prodotti i giusti quantitativi riduce nettamente gli scarti e l’obsolescenza di materiali e incarti, che molto spesso per fattori esterni come Normative e Direttive diventano addirittura inutilizzabili e si trasformano in materiali da smaltire.

Da non sottovalutare, la possibilità di utilizzare inchiostri esclusivamente a base acqua, con un’impronta ecologica molto bassa in una concezione di economia circolare.
È fondamentale che tutti gli operatori della Filiera conoscano e approfondiscano questa tecnica di gestione digitale del colore.

Se vuoi approfondire e “vestire” il tuo prodotto Food con questa interessante tecnica compila il form qui sotto: 

mela rossa rouge comunicazione food packaging

Il caso: le “Piccoline Melinda”

“Le ho viste per la prima volta nel reparto ortofrutta della Coop qualche sabato fa e anche se non ho bimbi a casa, non ho potuto fare a meno di comprarle. L’idea mi è sembrata così innovativa che non ho resistito”

Il packaging per noi è mestiere e passione, il food packaging in particolare. L’acquisto che ho appena descritto è stato generato dall’impulso, un impulso professionale nel mio caso, che potrebbe rivelarsi condiviso da tantissimi consumatori per tutte altre ragioni, meno razionali e legate alla sfera delle emozioni.

Nel comparto ortofrutta, se escludiamo la quarta gamma, il prodotto è per lo più sfuso, ragione per cui il packaging è di per sè un elemento di novità e difficilmente passa inosservato: in questo caso le scatole propongono colori allegri, vivaci e declinati in differenti soggetti.

L’idea è nuova e allo stesso tempo così semplice e giusta: racchiudere 5 piccole, dolci, profumate e croccanti mele rosse in una confezione-gioco per conquistare i più piccoli e trasformare il frutto in merenda.

Un’idea che intercetta il target dei responsabili di acquisto al completo: la giovane mamma con bimbi piccoli che faticano a mangiare la frutta, i nonni che non vedono l’ora di far vivere ai nipoti un’esperienza di gioco finalmente vicina ai dolci ricordi della loro infanzia.

Il concept non è per niente distante dall’ovetto più famoso del mondo, che conquista per il cioccolato al latte e per la sorpresa; ed ecco che Melinda propone un nuovo modo di presentare la frutta ai bimbi, una pausa buona e salutare che si trasforma in un gioco.

Le quattro confezioni completamente in cartone, riproducono simpatici mezzi di trasporto (aeroplano, treno, autobus o sottomarino) e possono essere riutilizzate perché si trasformano in giocattoli tutti da collezionare.

La seconda vita del Packaging diventa quindi l’elemento centrale del posizionamento di prodotto, la sua reason-why. Geniale!

Ancora di più se pensiamo che il gioco di cartone stimola la creatività e la manualità, come difficilmente i giochini elettronici possono fare. C’è l’aspetto non trascurabile della “collezione” e quello ancor meno trascurabile di poter cogliere lo spunto per proporre ai bimbi di armarsi di cartoncino e colori, riprodurre la forma della scatola preferita e decorarla secondo la loro fantasia. Il tutto dopo aver mangiato una mela per merenda! Doppio, triplo goal!

Si potrebbe obiettare sulla scelta di confezionare un prodotto per il quale il packaging non è indispensabile e l’osservazione sarebbe tutt’altro che priva di senso ma io penso che la funzione educativa sul piano alimentare e ludico di questo prodotto valga la spesa in termini di sostenibilità.

Non dimentichiamo inoltre quanto detto sopra: il riutilizzo di questo packaging è insito nel posizionamento strategico del prodotto e una volta terminato il suo ciclo di vita è riciclabile nella carta, cosa che la confezione non ha tralasciato di consigliare, indicando chiaramente il tipo di materiale e dove deve essere smaltito.

Il packaging si distingue anche per la resa in stampa dei colori, aspetto tutt’altro che trascurabile in una confezione che ha l’obiettivo di attrarre i bimbi: la brillantezza dei colori è importante quanto la scelta e la combinazione degli stessi.

L’ottima resa colore mi ha incuriosita, così ho approfondito e scoperto che si tratta di una stampa digitale garantita da Ghelfi Ondulati, azienda Valtellinese specializzata in questo tipo di stampa (la stessa che ha lanciato con BIOPAP la prima vaschetta per la frutta 100% carta interamente compostabile), che permette di gestire più soggetti per quantità illimitate.

Mi sembra importante aprire un piccolo inciso che merita un ulteriore approfondimento dedicato. La stampa digitale è una grande opportunità in diversi ambiti: permette di realizzare packaging dedicati per singola referenza anche quando i volumi non sono elevatissimi (immaginiamo la fase start di un lancio prodotto per una piccola e media impresa) e consente di personalizzare il packaging per specifici target in presenza di mercati e volumi più ampi, con informazioni differenti sul piano organolettico, del brand o delle filiere.

Opportunità da non sottovalutare perché risponde alla crescente richiesta di informazioni e trasparenza da parte del consumatore Food e ad una nuova consapevolezza da parte delle Aziende, che (finalmente!) iniziano a vedere nel packaging (l’etichetta) un vero e proprio Media attraverso il quale costruire la relazione con il pubblico.

Per concludere, ottimo lavoro Melinda!

La campagna social di rouge comunicazione

Un viaggio nel food design Inspired by Italy

Siamo una food brand agency tutta italiana, questo è il messaggio che abbiamo scelto per la nostra campagna teaser che ha l’obiettivo di far conoscere il nostro brand al più alto numero di persone in target.

È la prima fase, della Campagna di Brand Awareness, progettata per costruire la nostra reputazione digitale, passando per la scoperta, la conoscenza (l’approfondimento) fino alla conversione (richiesta informazioni/acquisizione del lead).

Il tema che abbiamo scelto è il viaggio, un virtual journey che percorre le principali città italiane alla riscoperta della cultura e dei sapori che le caratterizzano, con un visual illustrato e fotografico rafforzato dall’esclamazione di stupore in forma dialettale (o del modo di dire del luogo). La scelta della tipografia con un bastone nero spesso, forte ed incisivo, funge da amplificatore del messaggio.

Questa campagna di Social Media marketing, studiata per i Canali LinkedIn, Facebook e Instagram, veicola un messaggio che dosa con equilibrio tre fattori:
  1. Creatività: espressa dal concept e dal design originale che mixa uno stile illustrato, pulito e caratterizzato da un tratto sottile ed elegante, con l’impatto fotografico del cibo che evoca sapori e profumi tipici (buoni ricordi);
  2. Ironia: giocata attraverso l’esclamazione dialettale che stupisce e strappa un sorriso;
  3. Familiarità: evocata dalla combinazione di immagini e parole che fanno leva sulle radici del nostro interlocutore, stimolano il suo senso di appartenenza e confidenza con il messaggio.
La campagna vuole generare particolari associazioni mentali con la marca (familiarità, confidenza, curiosità) ed anche stimolare il passaparola (buzz), la condivisione. Il concetto di Food Brand Agency è introdotto con forza, ma non è spiegato. È un concetto molto specifico, è ciò che siamo: un’agenzia di comunicazione che lavora da tanto tempo nel mondo Food e lo conosce a fondo. È anche una definizione inglese che comunica un respiro internazionale, una visione strategica più ampia. Il nostro expertise, che cosa possiamo fare per la tua azienda e come sappiamo farlo verranno con lo step successivo, quello dedicato alla conoscenza e all’approfondimento, cui seguirà l’ultima fase della campagna, nella quale verrà richiesto al nostro interlocutore un coinvolgimento più attivo attraverso una call to action precisa e legata al rilascio di contenuti di Valore per il target. Ogni soggetto della Campagna è stato sponsorizzato verso un target molto specifico:
  • aziende food
  • responsabili del marketing e della Comunicazione
  • copertura: regionale
Questo primo periodo si chiude con un risultato positivo su tutti e tre i canali. La campagna ha intercettato il target corretto con un numero di visualizzazioni decisamente interessante. Quali KPI bisogna allora prendere in considerazione in una campagna Awareness?
  • Copertura Totale (e non visualizzazioni!): è il n° di utenti unici. Diversa dalle visualizzazioni che rappresentano il n° di volte che è stato visto (una stessa persona può averlo visualizzato più volte) un’ annuncio.
  • Costo per click (CPC): si intende il costo di un’ “azione” del nostro utente (condivisione, mi piace, click su link…)
  • Costo per mille View: è il costo per Mille Visualizzazioni, si ottiene dividendo il costo della campagna pubblicitaria (o di un annuncio) per il numero totale di  visualizzazioni.
  • Fan (se impostata una Campagna Adv di Fan acquisition) : sono il numero di seguaci, la nostra fedele Community.
  • Click (se inserito eventuale Url del sito o di una landing page dedicata)
  • Tasso di interzione o Engagement Rate: è il numero di interazioni ricevute (condivisioni, mi piace..) in rapporto al n° di persone che hanno visto il Post (o di un Pagina).

La distribuzione del Budget nelle diverse piattaforme fa capo ad una Strategia Social che tiene conto sia degli obiettivi che del nostro modello di business.

Budget totale : 305 Euro | Durata: 20 giorni.

Importante è monitorare costantemente queste metriche per tener d’occhio un eventuale aumento del CPC.

In questo caso nessun allarmismo, si interviene provando ad aggiornare le variabili (creatività dell’ annucio, copy dell’annucio, target dell’ annuncio, distribuzione del Budget..).

Sebbene i click non fossero un nostro obbiettivo primario abbiamo ricevuto un traffico totale su sito di 433 utenti (solo da annunci Linkedin).

Bene ragazzi, per noi avanti tutta. Per voi, buon viaggio tra le meraviglie ed i sapori della nostra bella Italia.

Fotografia di un mercato in continua espansione.

Aspettavamo con ansia, come ogni anno in questo periodo, il Report We Are Social in collaborazione con Hootsuite, protagonista il «Mercato Digitale in Italia nel 2020».
Un lavoro pazzesco (qui il link) che, come vedremo, continua a sottolineare una crescente sensibilità Digitale da parte dell’Utente e dell’Impresa italiana, accentuata senza alcun dubbio dal contesto storico, sociale ed economico.
totale utenti nel mondo web analisi social dei dati report we are social rouge comunicazione
tempo speso sul web nel 2020 da ogni utente report we are social rouge comunicazione
Iniziamo con il fotografare due macro-dati veramente impressionanti, il primo è che più dell'80% della popolazione italiana è oramai "utente attivo" sul WEB ed il secondo che ogni giorno del 2020 abbiamo passato mediamente 1/4 della nostra giornata all'interno del mondo WEB&DIGITAL
86.5% di utenti che cercano prodotti e servizi sul web
79,7% di utenti che acquistano prodotti e servizi sul web
miliardi spesi nel mercato food sul web nel 2020, analisi dei dati web e social
food delivery 2020 fatturato e utenti totali spesa annua procapite
Il Web si conferma un fedele compagno di viaggio, che parte dal primo contatto con il prodotto/servizio con cui facciamo conoscenza, ci mette a disposizione tantissime informazioni ed approfondimenti, ci accompagna sino all’acquisto e prosegue con un costante e (più o meno) misurato corteggiamento.
Il nostro mercato è il Food dove i dati evidenziati sono ancora più importanti; la pandemia ha sicuramente influenzato e rallentato il processo di acquisto off-line a favore di quello on-line, facendoci apprezzare un mondo che già conoscevamo, ma che non avevamo mai veramente approfondito finché non ha iniziato a fare parte delle nostre abitudini di consumo.
audience potenziale nel mercato facebook advertising
audience potenziale nel mercato instagram advertising
audience potenziale nel mercato linkedin advertising
Oggi le Aziende non possono più sottrarsi ad una presenza Web&Digital strategica, le Audience sono e saranno sempre più numerose, così come domanda e offerta di servizi Digital sono in forte crescita.
Cosa diventa fondamentale?
DISTINGUERSI, attraverso lo studio e l’esecuzione di una Digital Strategy di medio-lungo periodo che incontri e soddisfi il Budget Advertising, gli obiettivi aziendali (Awareness, Traffico, Vendita..) e il Posizionamento della Marca.

Noi di @RougeComunicazione siamo pronti ad analizzare, studiare e definire la Digital Strategy che aiuta la Vostra azienda e la Vostra marca a crescere nel panorama Online.